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Indice dei
capitoli

IL S
IL SOGNO CONTINUA........
- di Concha Labarta in “Más Allá” Aprile, 1999
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Intervista agli apprendisti di Carlos Castaneda :
In occasione della prossima
celebrazione di un Seminario di Passi Magici di Carlos Castaneda, che
si terrà i giorni 5 e 6 giugno a Barcellona, Más Allá ha
intervistato alcuni degli istruttori di passi magici e apprendisti
dell’ormai mitico stregone, con i quali abbiamo avuto occasione di
commentare i misteriosi aspetti che circondano la ‘morte’ di Castaneda
e di sapere quello che pensano coloro che furono istruiti da lui. Si
tratta di una nuova generazione di viaggiatori dell’infinito; in essi
si perpetua il sublime sogno sciamanico della libertà.
Lo stregone ormai non c’è più, ma sicuramente loro continuano a
sentire viva la presenza di qualcuno che li ha contagiati con il
‘virus’ incurabile della passione per la libertà. Sono una nuova
generazione adatta a un nuovo tempo; hanno avuto il privilegio di
godere di un Castaneda magico e multiforme, un essere indimenticabile
che, assicurano, ha cambiato la loro vita. Tuttavia essi non sono i
continuatori del suo lignaggio, perché il lignaggio - è stato più
volte ripetuto dallo stesso Castaneda - termina con lui e le streghe
sue compagne, Florinda Donner Graü, Taisha Abelar e Carol Tiggs.
Così Carlos Castaneda non ha lasciato successori; non ci saranno nuovi
nagual. Ha lasciato però un’‘eredità’: un nutrito gruppo di praticanti
dei suoi passi magici disseminato in tutto il mondo e una
corporazione, Cleargreen Inc., alla quale appartengono coloro che sono
maggiormente legati a lui. Questa è stata concepita dallo stesso
Castaneda come un ‘organismo’ vivo, dove le caratteristiche
individuali - malgrado si tratti di persone molto diverse tra loro,
vengono assorbite dal gruppo che diluisce qualunque possibile
mistificazione.
Sono giovani e pieni di entusiasmo. Castaneda, aiutato dal suo seguito
femminile, ha insegnato loro la sua arte sciamanica e i suoi passi
magici, con la speranza che essi avrebbero continuato a diffondere il
suo sogno di rendere accessibile la meravigliosa conoscenza di un
lignaggio di sciamani messicani che risale secoli addietro.
Più che un sistema di conoscenza, essi hanno ricevuto - e così lo
riconoscono nella seguente intervista - l’esempio di una scelta di
vita: la via del guerriero, la stessa che seguirono Carlos Castaneda e
le sue ‘streghe’.
Frugalità, leggerezza, passione e impeccabilità sono gli attributi di
quel mitico guerriero della libertà incarnato in don Juan Matus e più
tardi nei suoi apprendisti.
Gli istruttori dei passi magici che hanno risposto alle domande di
questa intervista rispondono ai nomi di Darien Donner, Gavin Allister
e Brandon Scott. Nelle loro parole e nello stile della loro
interpretazione del mondo è facilmente percepibile l’impronta di
Castaneda. Darien Donner apporta la visione intuitiva; Gavin Allister
la sobrietà; e Brandon Scott la versatilità per avere a che fare con
la gente, il “tatto psicologico” dello stregone. Sono diversi e, senza
dubbio, stranamente affini e complementari.
Tutti loro respingono qualunque protagonismo e insistono sulla
necessità di essere impersonali. Chiunque penserebbe, guardandoli dal
di fuori, che il ruolo che gli è toccato impersonare è certamente
compromesso: si spera che siano all’altezza del maestro, niente di più
e niente di meno. Non è un compito semplice, ma danno l’impressione di
averlo assunto con un’enorme leggerezza. Per loro la via del guerriero
non è solo una ‘questione di vita o di morte’; è anche l’unica che
potrebbero fare, e l’unica che vogliono fare. Sotto tali premesse
sembrano aver raggiunto uno dei risultati propri del guerriero: quello
di convertire le loro azioni in un autentico piacere.
E’ trascorso un anno da quando i mezzi di comunicazione di tutto il
mondo annunciarono la morte di Carlos Castaneda, una notizia
accompagnata da un tale frastuono da far dubitare circa la sua
veridicità. Potete dirci qualcosa in proposito?
Darien Donner: Carlos
Castaneda si è imbarcato in quello che gli sciamani chiamano il
viaggio definitivo, il viaggio che uno sciamano intraprende alla fine
di una vita vissuta praticando il cammino del guerriero. Gli sciamani
dicono che la morte tiene in serbo una possibilità nascosta per gli
esseri umani, qualcosa come una piccola postilla di un contratto. E’
una possibilibità accessibile a tutti gli esseri umani, che resta
nascosta e consiste nel fatto che la morte, al posto di disintegrare
l’organismo, come normalmente fa, lo unifica. Attraverso quest’unificazione
gli sciamani conservano la loro consapevolezza intraprendendo il
viaggio definitivo.
Dove o in quale livello di realtà si trova in questo momento Carlos
Castaneda? E’ riuscito a lasciare questo mondo come gli sciamani del
suo lignaggio, ‘tramutato in luce’, e in tal caso come possiamo
intendere qualcosa di così estraneo al mondo della vita quotidiana?
Brandon Scott : Egli è
entrato nel lato attivo dell’infinito, il che significa che
aveva una connessione totale con quella forza intelligente che esiste
nell’Universo e che gli sciamani chiamano intento . La sua
dipartita è diversa da quella degli altri sciamani del suo lignaggio,
egli è andato via da solo mentre loro lo fecero in gruppo. Andandosene
in questo modo, egli ha lasciato un’apertura per chiunque sia
interessato nel cammino del guerriero, un’apertura che consiste nella
possibilità di entrare nel lato attivo dell’infinito. E questa
possibilità inizia ora, portando il mistero e la meraviglia
dell’infinito nella quotidianità della nostra esistenza.
Castaneda ripeteva spesso che loro erano gli ultimi anelli della
catena del suo lignaggio. Ovviamente la corporazione di Cleargreen ha
continuato a tenere seminari e a diffondere i suoi insegnamenti.
Questo significa che esiste una certa continuità?
Gavin Allister: Cleargreen
continua con i seminari di Tensegrità - la versione moderna dei passi
magici - per la stessa ragione che abbiamo menzionato prima: per far
sì che questa stupenda possibilità che Carlos Castaneda ci ha offerto
sia accessibile a chiunque sia interessato. Cleargreen è formato da
persone che condividono un medesimo obbiettivo, e che lavorano insieme
per realizzarlo. Carlos Castaneda ha realizzato impeccabilmente il
compito che don Juan gli aveva affidato: chiudere il suo lignaggio con
un fermaglio d’oro. Egli e le tre allieve di don Juan dovettero
decidere cosa fare dei passi magici, l’aspetto più prezioso e più
pragmatico della sua conoscenza. E decisero di liberarli dal misero in
cui erano avvolti. Perché avrebbero dovuto essere gli unici a
conoscerli? Cleargreen si trova di fronte a questa possibilità:
rendere accessibile il cammino del guerriero a chiunque sia
sinceramente interessato. E la risposta dei praticanti di Tensegrità è
stata fantastica: hanno cerato una rete di gruppi di pratica in tutto
il mondo, esiste uno spazio nel sito internet di Cleargreen dove si
possono fare domande o commenti circa la pratica o la via del
guerriero. Di sicuro i loro commenti riflettono leggerezza, una
nuova chiarezza e un senso dello scopo che può venire solo se si vive
come un guerriero. Sembra che stiano usufruendo moltissimo
delle loro pratiche, e anche noi. Questa è una caratteristica del
guerriero: usufruire senza aspettative.
Qual’è in questo momento la situazione delle colleghe di Carlos
Castaneda, Florinda Donner Graü, Taisha Abelar e Carol Tiggs?
Darien Donner : Le allieve
di don Juan sono qui per survisionare i nostri sforzi. Possiamo dire
che esse sono le nostre consigliere. Vogliono vedere se è possibile
per un gruppo seguire un intento astratto e non un guru
o un lider.
RISVEGLIARE IL CORPO SINISTRO
I passi magici
costituiscono l’aspetto più pragmatico degli insegnamenti di don Juan.
Che cosa li differenzia dalle altre discipline corporee e quali sono i
suoi effetti?
Gavin Allister : Non
sappiamo abbastanza sulle altre discipline per poter fare una vera
comparazione. Possiamo dire che quello che rende speciali i passi
magici è insito nella storia delle loro origini: si tratta di
movimenti corporei che gli sciamani del lignaggio di don Juan
scoprirono in uno stato di accresciuta consapevolezza chiamato
sognare, e che essi praticavano perché dalla loro pratica
ottenevano dei fantastici effetti di benessere fisico e mentale. I
passi magici sono impregnati dell’intento di questi sciamani,
provengono dalla Seconda Attenzione, e quando si praticano in silenzio
e senza aspettarsi dei risultati, possono farci entrare in uno stato
di accresciuta consapevolezza. I loro effetti fisici, pertanto, sono
un sottoprodotto del loro effetto energetico. Ridistribuiscono
l’energia dispersa dai nostri centri vitali e la riportano nuovamente
a questi centri, così da poter essere usata per incrementare la nostra
vitalità e consapevolezza.
Darien Donner : La pratica
dei passi magici produce un sottile ma visibile brillio nello sguardo.
Gli sciamani lo chiamano il tocco dello dell’intento. Qualcosa
rivive, qualcosa che non ha vissuto per molto tempo, ma che ci
appartiene, è parte di noi.
Il seminario di Barcellona tratterà soprattutto del lato attivo
dell’infinito, che è anche il titolo dell’ultimo libro di Carlos
Castaneda. Qual’è concretamente il significato di questo lemma?
Darien Donner: Il lato
attivo dell’infinito è il nome che gli sciamani danno a quella
parte dell’Universo che è composta di energia vibratoria consapevole
di se stessa. La chiamano anche intento. Dicono che si tratta
di un regno concreto con caretteristiche simili ma non uguali a quelle
del nostro mondo quotidiano. Gli sciamani si preparano ad entrare nel
lato attivo dell’infinito scrivendo un racconto degli eventi
memorabili della loro vita, eventi che, come don Juan spiegò a Carlos
Castaneda, illuminarono il suo cammino, cambiarono la sua esistenza.
Si tratta di eventi impersonali e, a volte, estremamente personali,
eventi che portano il marchio dell’infinito. Il libro di Carlos
Castaneda intitolato Il lato attivo dell’infinito è
precisamente questo: una raccolta degli eventi memorabili e
determinanti della vita di uno sciamano.
La Ricapitolazione è un’altra tecnica trasmessa da Carlos Castaneda
per raggiungere il silenzio. Ma questa revisione dettagliata della
propria vita si è trasformata per molti in un compito spinoso. Voi
siete ricapitolatori assidui. Come risolvete queste difficoltà e quali
risultati ci si attendono dalla Ricapitolazione?
Darien Donner: Tutti
abbiamo momenti difficili nella Ricapitolazione. E’ una pratica che va
prima intentata e non va realizzata con finalità psicologiche
né con l’ansia di scoprire i nostri difetti, ma per prendere
consapevolezza di quello che è stata la nostra vita passata e delle
nostre azioni presenti. Una volta che comprendiamo quest’intento
è più facile intraprendere la Ricapitolazione senza il nostro abituale
senso di colpa o di timore. Sappiamo bene che, come la maggior parte
della gente, ci facciamo condizionare dalla paura quando ci
avviciniamo a qualsiasi attività o nuovo compito. Io sono così, ma il
poter vedere l’intento e la lotta degli altri praticanti mi ha
aiutato a divenire consapevole di questo modello, e ad avvicinarmi
alle sfide con un animo più leggero. “Riempi il tuo compito
di passione e piacere ” dice Taisha Abelar. Essa ci ha spiegato
che in questo modo riuniamo qualche miscuglio, qualcosa che gli
sciamani chiamano il corpo sinistro, la nostra parte magica e
misteriosa che normalmente non usiamo. Allora potremmo ricapitolare
non come degli impiegati a cui è stato spiegato cosa fare e che lo
fanno a denti stretti, bensì come degli avventurieri o degli
esploratori dell’ignoto. Nel seminario di Barcellona praticheremo una
serie di passi magici per risvegliare il corpo sinistro, per
incorporare questa percezione fresca e serena nella ricapitolazione.
Gavin Allister: Abbiamo
scoperto anche che ricapitolare in gruppo ci aiuta ad abbandonare la
nostra visione super-personale della ricapitolazione. In ogni modo,
facendolo in gruppo, la visione della nostra vita non ha lo stesso
stampo personale. I partecipanti del seminario di Barcellona avranno
la possibilità di sperimentarlo.
E’ previsto che anche a Barcellona saranno insegnati i passi magici
per l’intento e l’affetto astratto. Sono
entrambi concetti difficili da capire. Potreste spiegarne il
significato?
Brandon Scott : E’ vero.
Anche per noi sono difficili da comprendere. Perciò al posto di
concepire l’intento e l’affetto astratto come
concetti, gli sciamani preferiscono adoperarli, e non egoisticamente,
lo fanno con un intento astratto. Ci hanno detto che l’intento
e l’affetto astratto si manipolano con il corpo e non con
l’intelletto.
Così i passi magici per l’intento sono basati sulla premessa
che il corpo stesso è il veicolo per intentare, per attivare il
nostro vincolo con quell’immensa forza consapevole di se stessa che
sostiene l’Universo. I passi magici per l’affetto astratto,
d’altra parte, si basano semplicemente sull’assunto dell’affetto come
azione ( più che come un’idea o come un’affermazione), uno può
liberarsi dell’inventario della socializzazione, dell’addestramento
per gl’investimenti emotivi: io ti do se tu mi dai.
IL CACCIATORE DI CONSAPEVOLEZZA
Sono molti quelli che si chiedono se qualcosa di tanto serio e
personale come la posta in gioco per la libertà possa insegnarsi in un
fine settimana. Qual’era esattamente l’obbiettivo che perseguiva
Castaneda con la celebrazione di questi seminari?
Darien Donner: La posta in
gioco per la libertà non può essere insegnata in nessun modo. La posta
in gioco per la libertà è una parte inerente all’eredità dell’essere
umano come percettore, è la base del nostro desiderio di essere degli
esploratori. Inoltre, quello che Carlos Castaneda ci ha insegnato non
era un sistema di conoscenza, bensì un’attitudine: l’attitudine del
guerriero. Il guerriero è un essere consapevole della fugacità del suo
passaggio sulla Terra e si comporta di conseguenza: egli è un
cacciatore di consapevolezza. Il suo temperamento è leggero, allegro e
sobrio; vive la sua vita pienamente.
Gavin Allister: La massa
dei seminari aumenta e facilita quest’attitudine. Abbiamo scoperto
che quanti più praticanti sono presenti, tanto meglio è la loro
capacità di apprendere e ricordare movimenti e concetti nuovi. Quello
che Carlos Castaneda vide nei seminari è qualcosa che ha descritto
come il risveglio di una corrente energetica tra i praticanti, una
specie di vento vibratorio che attraversandoli crea una sensazione di
urgenza. Lo ha chiamato intento inflessibile, la base
energetica degli esseri umani.
Brandon Scott : Praticare
i passi magici in un seminario ci permette di provare per un attimo
cos’è la libertà a livello corporeo. Carlos Castaneda diceva che il
seminario in realtà comincia il lunedì dopo, quando i praticanti
tornando alle loro case possono praticare la ricapitolazione e i passi
magici che hanno appreso. Prolungando in questo modo la sensazione
dell’intento, quell’acuta consapevolezza che per un momento
hanno sperimentato.
Gavin Allister : Gli
allievi di don Juan ebbero un apprendistato simile, nel senso che
andavano a trovare don Juan e il suo seguito per alcuni giorni e poi
ritornavano alla loro vita, al loro lavoro o al loro studio. Poteva
passare molto tempo prima che tornassero a cercarlo. Continuavano a
lavorare, ricapitolando, facendo i passi magici, lisciando la loro
asprezza, facendo quello che loro chiamano “piccoli giri di
cacciavite”.
Voi sembrereste essere gli ‘eredi’ di Carlos Castaneda. Non c’è il
pericolo che possiate essere mitizzati? Com’è possibile mantenere
un’attitudine impersonale quando si diventa il punto di riferimento
per tanta gente?
Darien Donner : Stiamo
affrontando questa sfida in quanto gruppo. Da una parte, ognuno di noi
deve incarnare l’infinito da solo, e in questo senso, non esiste
gruppo. Indubbiamente noi costituiamo un gruppo, nel senso che ci
muoviamo nella stessa direzione. La nostra sfida è che i nostri atti
coincidano con quello che diciamo, è essere impeccabili. Se ognuno di
noi fa questo individualmente il gruppo può funzionare.
Brandon Scott : Sì,
certamente corriamo il pericolo di essere mitizzati; lo stesso è stato
per Carlos Castaneda, e per te. Tutti gli esseri umani sembrano voler
creare un mito o una tassonomia dell’altro: questa persona è molto
svelta, quella è lenta, quest’altra è irraggiungibile, etc. Carlos
Castaneda ci spinse ad allontanarci da questo, dalla storia personale,
dall’idea che abbiamo di noi stessi e dalla nostra importanza
personale. Il gruppo evita che ci mitizziamo l’un l’altro, così
possiamo navigare attraverso le pericolose ed eccitanti acque della
novità.
Gavin Allister: Carlos
Castaneda soleva dirci in ogni modo che va bene sentirci un po’
scomodi, di sentire che c’è del pericolo intorno a noi. Se stiamo
troppo comodi non siamo motivati a cercare nulla di nuovo.
Indubbiamente, se non abbiamo sicurezze né garanzie siamo in allerta e
motivati ad agire, a navigare.
I membri di Cleargreen hanno avuto il privilegio di usufruire di un
contatto diretto con una persona tanto affascinante come Carlos
Castaneda. In che misura la sua presenza ha influito sulle loro vite?
Darien Donner: La sua
presenza ha influito sulle nostre vite in maniera totale. Ci ha
lasciato un “difetto” di cui non riusciamo più a liberarci. Non
riusciamo più a scrollarci di dosso l’aspirazione alla libertà.
Brandon Scott : Non c’era
alcuna differenza tra le sue parole e le sue azioni. Io non avevo mai
conosciuto uno così.
Gavin Allister: Egli
stabilì un vincolo con l’intento per ognuno di noi. Questo
vincolo è stato stabilito sia per chiunque lo abbia incontrato, sia
attraverso i suoi libri, da una parola o dai passi magici. Desiderava
sinceramente che chiunque fosse interessato e disposto ad entrare
completamente in questa ricerca, avesse la possibilità della libertà.
E ci sono praticanti che lo prendono sul serio. Questa è la ragione
per la quale continuiamo a tenere seminari e ad insegnare i passi
magici.
CI SONO ALTRE POSSIBILITA’?
La proposta di Carlos Castaneda della possibilità di entrare in
altri mondi percettibili, ha sedotto migliaia di persone, ci sono però
anche molte persone che la considerano una fantasia. Voi sembrate
metterla in pratica. Dobbiamo intendere che si tratta di una proposta
realmente valida?
Darien Donner: Possiamo
dirti quello che Carlos Castaneda ha detto a noi, e quello che le sue
colleghe continuano a ripeterci, come una nuova sfida, quando ci
incontriamo: “Verificalo tu stesso, non accettare le mie parole
”.
Brandon Scott: Che
possibilità abbiamo? La scelta è qualcosa di personale: chiudersi in
casa o esplorare e verificare. Don Juan ha detto a Carlos Castaneda “Scegliamo
una volta sola: o scegliamo di essere dei guerrieri o di essere degli
uomini comuni. Non esiste una seconda scelta; non sulla Terra ”.
La nostra scelta allora è: o navigare bene o non navigare.
Gavin Allister: Possiamo
prendere come modello i naviganti di altri tempi: gli esploratori
italiani, portoghesi e spagnoli. Che certezza avevano di restare
all’interno dei confini terrestri?
Secondo le vostre stesse parole tutto quello che fate obbedisce a
motivazioni ‘energetiche’. Quali motivi vi hanno indotto a scegliere
Barcellona come sede del vostro unico seminario annuale in Europa?
Gavin Allister: Perché
funziona. Dove c’è energia, lì andiamo. Un gruppo di praticanti
sinceramente interessati vi si è riunito e ci ha messi di fronte a una
valida possibilità. Ora stanno lavorando con noi per renderlo
possibile.
Darien Donner: Siamo molto
eccitati perché Barcellona è un luogo con una storia di naviganti,
innovatori ed esploratori, che vogliono fare qualcosa di nuovo, di
sconosciuto.
Vi sentite schiacciati dalla responsabilità di continuare il sogno
di Carlos Castaneda?
Gavin Allister : Gli
istruttori e i praticanti di passi magici formano un corpo unico. In
questo senso, noi tutti stiamo rendendo possibile la realizzazione di
questo sogno. Si tratta di un sogno che continua ad essere vivo finchè
ci sono guerrieri impeccabili che si impegnano di liberarsi dalle
limitazioni della nostra percezione quotidiana. Ogni individuo dev’essere
impeccabile: fare del suo meglio, senza lamentarsi, senza incolpare
gli altri, e senza la necessità di essere allettato. Questa è la
nostra sfida.
Brandon Scott : Noi ci
stiamo divertendo moltissimo, non perché il compito sia facile, ma
perché è piacevole. Non abbiamo nessuna idea di quello che può
succedere. Che eccitazione! In finale Carlos Castaneda ci ha detto che
gli esseri umani non hanno alcun bisogno di un lider o di una guida.
Devono solo sapere che esiste un’altra possibilità a loro
disposizione, una possibilità che include un viaggio di
consapevolezza.
Darien Donner: Egli ci ha
insegnato a fare qualcosa che chiamava “fronteggiare il tempo che si
avvicina”. Nella misura in cui ridistribuiamo una maggiore quantità di
energia mediante la pratica dei passi magici, della Ricapitolazione e
nel mettere l’attenzione in quello che da questa apprendiamo, ogni
giorno verificheremo che il passato e il futuro non ci causano più
tanta preoccupazione. Ogni giorno che passa saremo sempre meno
preoccupati di ‘quel che sarà di noi’. Stiamo lottando per ottenere
questo risultato: quello di essere sempre più nel presente. E nei
momenti in cui ci sentivamo sconfitti, Carlos Castaneda ci ripeteva le
ultime parole che gli aveva detto don Juan: “Dimenticati dell’io
e non temerai nulla, in qualsiasi livello di consapevolezza tu possa
trovarti ”.
INTERVISTA
AGLI ISTRUTTORI DI TENSEGRITA’
pubblicata sul
primo numero - giugno 2000 - di ‘Libellula’
(la
rivista dei praticanti spagnoli: Navegants)
- Le persone che verranno per la
prima volta a questo seminario di Barcellona e che non hanno
ricapitolato possono iniziare a sviluppare direttamente l’attenzione
del ‘sogno’ o vi sono altri modi per iniziare?
I passi magici affilano
l’attenzione del ‘sogno’, l’attenzione che poniamo negli oggetti di un
‘sogno’, provengono dal ‘sognare’ e se li pratichiamo ci aiuteranno a
portarci a questo stato.
Per i veggenti dell’antico Messico
‘sognare’ vuol dire porre la nostra totale attenzione lontano dal
riflesso di sé, questo fa muovere naturalmente il punto di
assemblaggio, il nostro punto energico che è connesso con il mare
oscuro della consapevolezza.
I nuovi praticanti anche se non hanno
ricapitolato possono, allo stesso modo dei praticanti più anziani,
iniziare ad affilare la loro attenzione del ‘sogno’ ponendo
deliberatamente la loro attenzione sulle persone che li circondano e
ascoltare o indagare altri punti di vista oltre ai loro.
- Gli ultimi passi mostrati a New
York sono per acquistare leggerezza, cosa hanno a che vedere con
l’attenzione del ‘sogno’?
Tanto i passi magici insegnati a New
York come quelli che verranno insegnati a Barcellona aiutano a
risvegliare quello che gli sciamani chiamano il veggente interiore.
Carlos Castaneda affermava che a
livello energetico un essere umano è formato da due forze, una che
viene regolarmente impiegata nelle nostre faccende giornaliere e
impiegata nel mantenimento dell’idea dell’io. L’altra forza quasi non
entra in azione e resta nascosta. Si tratta del veggente interiore, la
parte dell’infinito che ha consapevolezza di se stessa attraverso di
noi e ci dice cos’è, se l’ascoltiamo.
Molti praticanti ci hanno raccontato
che, a un certo punto, quando stavano ricapitolando la loro vita,
qualcosa che andava oltre la loro percezione ordinaria li guidava con
passione e convinzione. Non avevano dubbi e agivano prontamente con
sicurezza. Questo è il veggente interiore, una forza, una voce, una
sensazione che ci guida facendoci agire con impeccabilità.
L’impeccabilità, per i veggenti, vuol
dire essere funzionali: agire in modo da liberare e accumulare la
nostra energia vitale invece di esaurirla. Portare a termine le nostre
azioni con leggera efficienza e attenta sobrietà, senza importanza
personale e con intento inflessibile. Così si affila l’attenzione del
‘sogno’: osservando e ascoltando tutto quello che ci circonda, sia che
dormiamo sia che siamo svegli. Dando il meglio di noi stessi, fino al
massimo, ma senza lasciarci ossessionare.
- Abbiamo iniziato a intentare come
una massa di praticanti fronteggiando tutti la stessa direzione?
Questo si riferisce a qualcosa di cui
si è parlato nello scorso seminario: il ‘sogno’ dei quattro
apprendisti di don Juan, di un corpo unificato di praticanti dei passi
magici, ognuno di essi fronteggia la stessa direzione, la direzione
della libertà di percezione, un percezione non soggetta ad
interpretazioni imposte dalla nostra educazione e dalla sintassi del
nostro linguaggio. Coloro che partecipano a questo ‘sogno’ sono legati
dall’affetto astratto che, per lo più, trascende la necessità che si
ha di stare con altri che vedono, pensano e agiscono come noi,
rinforzando in questo modo la preesistente idea che avevamo di noi
stessi. E’ l’affetto quello che stabilisce il nostro primo vincolo: il
vincolo con l’intento dell’infinito.
L’affetto astratto porta quello che
Carlos Castaneda chiamò ‘comunicazione diretta’, qualcosa che ora
stiamo verificando tra i praticanti dei passi magici.
Stiamo ricevendo lettere e telefonate
di praticanti sulle stesse cose che stiamo esplorando senza aver detto
neanche una parola a nessuno. Sembra come se stessimo comunicando
attraverso l’uso di un’altra sintassi, fuori dalla sintassi lineare
che conosciamo.
Quello di cui abbiamo bisogno per
rinforzare questa nuova intersoggettività è la consapevolezza che non
ci sono ‘posizioni fisse’ o gerarchie tra i praticanti, che non c’è un
‘modo giusto’ di praticare i passi magici; e che i nuovi praticanti
possono fare ai praticanti più anziani l’incalcolabile dono di
permettergli di poter guardare se stessi, in modo da mantenersi in
allerta e attenti ai cambiamenti del flusso di energia nell’universo.
- Dopo che Carlos Castaneda se n’è
andato e che le apprendiste di don Juan fanno sentire la loro assenza
ai seminari dei passi magici, alcuni praticanti hanno abbandonato e
anche criticato gli insegnamenti dei libri, dei seminari etc. Perché
gli esseri umani non hanno fiducia in se stessi e hanno disperatamente
bisogno di una guida, guru o maestro?
Sia la critica che l’elogio dell’opera
di Carlos Castaneda sono iniziate più di trent’anni fa, ma nessuna
delle due cose ha nulla a che vedere con la rivoluzione proposta da
don Juan. Corroborare le premesse dei veggenti del lignaggio di don
Juan richiede intento inflessibile e sospensione del giudizio. I
quattro apprendisti di Don Juan ci dissero, a noi e ai partecipanti
dei seminari dei passi magici: ‘Non sottostate a quello che vi diciamo
noi, verificatelo voi stessi.’ Dissero che non lo corroboreremo
attraverso la nostra mente, continuando ad essere chiusi, facendo
valutazioni mentali o paragoni. Lo verifichiamo con il nostro essere
totale. Ci dissero che è il fatto di non avere sufficiente energia a
disposizione che ci spinge a cercare una guida al di fuori di noi
stessi. La ridistribuzione della nostra energia ci dà la possibilità
di intentare un altro modo di agire: la percezione diretta
dell’energia annulla la necessità di dedicare la propria energia a
criticare o idolatrare gli altri. Annulla la sintassi del nostro
linguaggio che richiede ‘leaders’ e seguaci o dualismi come ‘bene’ e ‘male’.
Quello che i veggenti stanno cercando, dissero, è un’altra sintassi:
una sintassi che riflette la visuale astratta che emerge dalla
sospensione delle nostre interpretazioni standard.
Storia
dell’essere alato
Due naviganti,
uno affianco
all’altro, guardano l’infinito.
Iniziano a
unire la loro energia e si preparano per il volo.
Iniziano a
‘sognare’ insieme.
Cominciano a
intercambiare il loro punto di assemblaggio.
Fin quando
arrivano a spostarlo totalmente dal punto umano.
Incrociano le
fibre.
Si lanciano
come esseri alati in un volo energetico.
A metà del volo
si uniscono
e formano un
essere alato maschio e femmina.
Prima emerge
l’aspetto femminile e poi quello maschile.
Hanno gli occhi
sulle antenne
con i quali
portano la percezione ai loro corpi.
Uniti nel loro
intento,
gli esseri
alati volano nell’infinito
spinti da linee
di affetto astratto.
I misteriosi
passi di Juan Tuma
I passi magici
della Tensegrità ci permettono di recuperare e ridistribuire l’energia
dispersa dai centri vitali.
La
ricapitolazione utilizza quest’energia per prendere consapevolezza
della ripetizione e della routine delle nostre vite, permettendoci di
cambiare.
Possiamo dire
che questi sono gli strumenti di base a nostra disposizione, come
lascito degli sciamani dell’antico Messico.
Però la leva
che ci ridimensiona dando una vera scossa alla nostra quotidianità
proviene dal fatto incontestabile che siamo esseri che stanno andando
a morire. Senza la presenza della morte le nostre vite si trasformano
in vite da immortali che hanno tutto il tempo del mondo per
lamentarsi, odiare, fare le cose per interesse, autocompatirsi,
fumare, prendere droghe, mangiare fino a scoppiare, giudicare gli
altri, credersi al di sopra del bene e del male e un lungo eccetera
chiamato la ‘condizione umana’.
Sapere e tenere
presente in maniera costante che siamo esseri che stanno andando a
morire e che questa morte può accadere in ogni istante cancella in
maniera istantanea la ‘condizione umana’, ridimensiona la nostra
sobrietà, ci dà serenità e ci fa stare pronti per la battaglia. La
vita è una sfida e ogni atto è il nostro ultimo atto su questa terra.
Questo è il
senso dei misteriosi passi di Juan Tuma; è una danza dell’essere che
va a morire e, di conseguenza, è una danza nella quale il ballerino
gode in maniera elegante di quest’atto, l’ultimo in questa
meravigliosa terra.
Così quando
eseguiamo questi passi ricordiamoci che ognuno di questi movimenti è
impregnato dell’intento degli sciamani, che sono una leva per
ricordarci che la nostra morte non è una storia o una finzione, ma
una realtà che può divenire tale in ogni istante. E con questa
certezza un guerriero balla con abbandono, con controllo e con
eleganza, dando il meglio di se stesso e godendo dell’ultimo atto.
Danziamoli!
Risposta degli istruttori a ‘Tango’
Salve,
è stata organizzata un’intervista agli
istruttori di passi magici sulla mailing-list di discussione
internazionale di lingua inglese: “Tango” (ottobre o novembre 1999)
Le domande dei praticanti membri di
questa lista sono state riunite e invitate agli istruttori, i quali ci
hanno inviato le loro prime risposte.
Stimati lettori di ‘Tango’:
con la presente vorremmo iniziare a
rispondere, il più chiaramente possibile, alle numerose ed
interessanti domande che ci sono state poste.
Noi sentiamo che voi dovreste, se
volete, rispondere al gran rumore che si sta facendo su internet (in
riferimento al materiale pubblicato sul sito: sustainedaction@.org).
Dopo aver valuto il contenuto delle
‘informazioni’ presentate pensiamo che esse si rivelano appartenere a
tre categorie. In primo luogo si tratta solo di giudizi di valore
soggettivi; secondo, si giunge a delle conclusioni imprecise basate su
commenti fatti al di fuori del loro contesto; e terzo, abbiamo dei
dati oggettivi che però si basano su informazioni personali.
Potreste, se volete, aiutarci a
cogliere meglio le questioni di ordine personali, come, per esempio,
quello che implica il fatto che Carol Tiggs sia ‘partita’ per dieci
anni, allorché le informazioni che concernono la sua storia personale
mostrano che essa è in effetti ‘partita’ per un numero diverso di
anni.
“Per anni don Juan e gli altri membri
del suo lignaggio si sforzarono per farmi prendere consapevolezza
della possibilità di essere in due posti contemporaneamente, che
possiamo sperimentare un certo dualismo percettivo.
Così come diceva don Juan, iniziai a
ricordare cose che avevo completamente dimenticato, che all’inizio mi
sembrava come se avessi solo sentito parlare di quegli eventi. Poi, a
poco a poco, mi resi conto che avevo vissuto io stesso quelle
esperienze. Ero in due luoghi nello stesso tempo.” ‘Il fuoco dal
profondo: Viaggio nel corpo di sogno’
“Don Juan diceva che il Nagual Elias
era un indio dello stato di Oaxaca, .... un uomo conservatore e
riservato. Ma era anche un famoso guaritore e ‘brujo’, non solo a
Oaxaca, ma in tutto il Messico meridionale. Malgrado la sua
occupazione e notorietà viveva in completa solitudine nell’estremo
nord del paese.
Il Nagual Elias era capace di creare e
proiettare quello che i ‘brujos’ conoscevano come il corpo di sogno, o
doppio, e stare in due posti diversi contemporaneamente. Attraverso il
corpo di sogno poteva occuparsi del suo lavoro di guaritore e con il
suo corpo fisico fare l’eremita.” ‘Il potere del silenzio: Il tocco
dello spirito’.
Carol Tiggs è ‘partita’ ed è restata
via per dieci anni, ancorata in qualche parte dell’infinito. Durante
questi dieci anni, una sua proiezione a volte ritornava qui a vivere
nel mondo che conosciamo. A Carol Tiggs sono serviti dieci anni per
riuscire a reintegrare il suo corpo energetico ( di sogno) con quello
fisico. Ella ha descritto alcuni dei suoi viaggi attraverso il mare
oscuro della consapevolezza nel corso delle conferenze tenute ai
seminari di Tensegrità.
Carlos Castaneda ci disse che per
vivere una tale esperienza c’è bisogno di una tonnellata d’energia; e
ce ne vuole ancora di più per prenderne consapevolezza; e ancora e
ancora di più per descriverla in maniera coerente. E indubbiamente c’è
bisogno di molta energia e consapevolezza anche per ascoltarla.
Inutile dire che le storie raccontate da Carol Tiggs sono state poche
durante i seminari dei passi magici.
Una volta Carlos Castaneda venne
affrontato da un partecipante arrabbiato che gli disse che la storia
che stava raccontando era inverosimile, che stava esagerando. Lui gli
rispose, davanti agli altri partecipanti al seminario, che se qualcosa
aveva fatto, aveva edulcorato la storia, perchè se l’avesse raccontata
come veramente era ‘avrebbe mandato in ebollizione le nostre menti’.
Il Nagual era solito dirci: ‘uno trova
quello che sta cercando, se stiamo cercando spazzatura, troveremo
spazzatura’. Egli diceva che il mondo della vita quotidiana aveva un
aspetto che chiamava: ‘il fiume dei gargouilles’ (flyers), e che molti
di noi, nella nostra consapevolezza normale, passano la maggior parte
del loro tempo in questo posto a denigrare qualcun altro. A volte
proviamo un senso di fastidio e usciamo dal fiume, anche se per un
solo istante. L’unico problema è che fuori dal fiume fa freddo e
iniziamo a rimpiangere quell’ambiente caldo e familiare. Da qui la
popolarità della stampa scandalistica.
I guerrieri non cercano la spazzatura,
non anelano al calore del fiume. Stanno cercando la libertà di
percezione. La ricerca della libertà è un viaggio solitario; un
viaggio che non si può interrompere se si ha un intento inflessibile.
Senza quest’intento anche la minima insinuazione sarà sufficiente a
farvi abbandonare la ricerca, non vogliamo sembrare degli idioti alla
ricerca della libertà. Siamo stati abituati a rifiutare di avere
l’aria di essere degli idioti, vogliamo comunque sempre apparire sotto
una buona luce. Per poter seguire questa strada non c’è modo di
evitare di sembrare stupidi. Non saremo mai più furbi dell’infinito
qualunque possa essere la nostra conoscenza.
Il Nagual e le sue compagne erano
soliti dirci che lui era già andato via prima che noi lo conoscessimo.
“Non sono qui!” ci diceva. Questo ci sconcertava enormemente. “ E’ qui
- pensavamo - è qui e sta mangiando una bistecca.” Alcuni di noi in
realtà non volevano ascoltarlo perchè quello che diceva ci creava un
senso di vero malessere. Primo, non potevamo capirlo, e secondo,
quello che diceva implicava il fatto che il suo essere qui era solo
momentaneo.
Un semplice invito a pranzo, per lui,
era un appuntamento con l’infinito. Egli doveva viaggiare attraverso
mondi inconcepibili per trovarsi al ristorante del pesce. Era ed è la
stessa cosa per le sue compagne. Per loro, per i veggenti del
lignaggio di don Juan e per chiunque voglia ‘sognare’ come ‘sognano’ i
veggenti, non esiste nè la possibilità nè il tempo per lasciarsi
atterrare da nessuno, nè di autocompiacersi nei labirinti truculenti
della mente quotidiana. Se il Nagual vedeva che la sua presenza non
aiutava chi gli stava di fronte a liberarsi dei labirinti della mente
allora si ritirava.
“Me ne sto andando, ma il mio affetto
per voi è per sempre”, diceva. L’affetto può creare un legame astratto
per chiunque voglia seguirlo
-una porta aperta per l’infinito.
Il fatto che i veggenti possano stare
in due posti contemporaneamente suona strano per la nostra mente
lineare e non deve sorprenderci che per alcuni questo possa esser
incredibile, e questo blocca di netto il loro viaggio attraverso la
consapevolezza. Ma vi sono altre strade e ci vuole un ‘fegato’
d’acciaio per scegliere la propria.
Grazie a tutti per le vostre domande,
e se ci fosse dato di desiderare, potremmo dire che avremmo voluto
rispondere prima, ma desiderare non è la nostra predilezione e abbiamo
aspettato fin’ora per avere l’energia di descrivere questo in modo
coerente. Voi ci avete aiutato a farlo, per tanto possiamo dire che
stiamo davvero navigando insieme.
Gli Istruttori dei Passi Magici.
BRANDON SCOTT
INSEGNA A
RIDISTRIBUIRE L’ENERGIA CON MOVIMENTI DEL CORPO
Malgrado il suo scetticismo iniziale,
alcuni movimenti corporei, conosciuti come passi magici, diedero alla
vita di Brandon Scott un giro di 180 gradi. Tanto scossero le sue
viscere che egli si trasformò da un essere sfortunato a un essere
felice, iniziò ad assaporare con dolcezza i momenti che trascorreva
con la sua famiglia e con i suoi amici. Momenti che prima gli
lasciavano un sapore amaro. Perché in realtà non si sentiva bene con
se stesso.
I passi magici sono movimenti corporei
che hanno la finalità di ridistribuire l’energia che è fuoriuscita dai
centri vitali del corpo. Così definisce Carlos Castaneda nel suo libro
I passi magici (Martìnez Roca) questi movimenti che qualunque
persona può praticare nella sua casa. Furono scoperti dagli sciamani
del Messico antico diecimila anni fa e lo stregone don Juan li
trasmise a Castaneda, un antropologo che viaggiò fino al deserto per
realizzare la sua tesi. Castaneda portò con sé anche un altro modo di
apprezzare il mondo. E anche i passi magici, che egli modernizzò e
chiamò Tensegrità. Castaneda riversò (reflejò) le esperienze
apprese dallo sciamano don Juan in una decina di libri. Queste opere
lo hanno innalzato a padre del movimento New-Age e trasformato, a sua
volta, in guida per una numerosa legione di discepoli. Brandon Scott è
uno di essi. Ed è venuto a Barcellona per tenere un seminario sui
passi magici al quale hanno partecipato ottocento persone. “Barcellona
è una città con molta energia. Lo ha già detto Castaneda.” E’ poco più
di un anno che il maestro-antropologo se n’è andato. Un cancro al
fegato mise fine al suo passaggio in questo mondo. Ma egli continua a
vivere. Scott rievoca le parole le suo maestro ad ogni istante.
Racconta storie, aneddoti che ancora oggi lo fanno commuovere e
vibrare. Attraverso queste storie aleggia ancora fra i mortali.
Brandon Scott, psicoanalista di
professione, ha un’apparenza molto giovanile (grazie ai passi magici,
assicura), comunque è impossibile sapere la sua età perché non rivela
mai la sua data di nascita. Circa la sua origine, lascia intravedere
solo che è nato in un paese Sudamericano.
Non si tratta di una questione di
civetteria, Scott spiega che è un modo di cancellare la sua storia
personale. Gli sciamani credono che la storia personale limita (encorseta)
l’individuo: la cultura e la società circostante impediscono
all’energia che ognuno possiede di andare oltre la normale percezione.
Lo sciamano don Juan aveva detto a Castaneda, e questi ai suoi
discepoli, che “bisogna affrontare la vita come un guerriero e
prendere il mondo come un campo di battaglia. Non per combattere
contro qualcuno, ma contro l’idea che siamo fissi”. Il guerriero
prende se stesso come un mistero che dev’essere decifrato giorno dopo
giorno.
Brandon Scott ha lavorato per dieci
anni con Castaneda. “Quando lo incontrai, lui disse che vedeva in me
un ragazzo incurvato, stanco e pieno di problemi”. Gli insegnò alcuni
passi magici, che Scott conseguenzialmente praticò, ma senza davvero
credere che dei movimenti potessero risolvergli l’esistenza. Tuttavia
nel giro di quattro o cinque giorni notò un drastico cambiamento che
in anni e anni di psicoanalisi non aveva mai sperimentato. Scott si
stupì. Si scoprì più sicuro di se stesso: affrontò con naturalezza un
evento che prima lo aveva sprofondato nella più oscura depressione.
“Castaneda ci insegnò ad essere consapevoli in ogni momento e a
viaggiare in altri possibili universi di percezione, qualcosa che io
cercavo disperatamente”.
di Elena Cuesta, in Catalunya: Giugno
1999
Lo
sai di essere un cretino?
(quest’intervista
di sicuro l’hò presa da internet già tradotta)
Intervista a Brandon Scott e Zaia Alexander
Come hai conosciuto Carlos Castaneda? E come ti sei incontrato con gli
altri istruttori di Tensegrità?
Brandon: Ho conosciuto Carlos Castaneda attraverso la lettura dei suoi
libri. Ero uno studente di psicologia; desideravo parlare con Carlos
Castaneda delle sue idee. Avevo molte fantasie, molte idee, ma ero
totalmente intellettuale, tutto era nella mia testa.
Dunque, conoscevo una signora che teneva delle conferenze su Carlos
Castaneda in Sud America, ed io non desideravo andare, perché avevo
letto tutti i suoi libri e credevo di sapere già tutto quello che
dovevo sapere. Però, per qualche ragione andai a questa conferenza e
questa signora conosceva Carlos Castaneda. Quindi cominciai a parlare
con questa persona per cercare di conoscere Carlos Castaneda. Volevo
conoscerlo personalmente. E dopo un anno questa signora mi dette un
numero telefonico di Los Angeles, dell’agente di Carlos Castaneda.
Così, andai a Los Angeles e cercai un contatto telefonico con Carlos
Castaneda.
Non mi chiamava mai. Dopo un mese a Los Angeles non sapevo più che
cosa fare. Così, un giorno mi stancai, dissi: "Bene, non voglio più
aspettare". Cominciavo a stare male perché il telefono non squillava,
non mi chiamava. E fu lo stesso giorno in cui suonò il telefono,
risposi ed era Carlos Castaneda. Allora mi invitò a pranzo, e
parlammo... mentre parlava cominciò a raccontare storie, storie,
storie, ed ogni storia che raccontava aveva una relazione diretta,
personale con me. Erano storie della sua vita, della gente che
conosceva, ma il cuore della storia era mio, personale. Questa era la
sua maniera di essere uno psicologo. Io non me ne rendevo conto, ma
stava facendo qualcosa di molto specifico. Mi insegnò subito alcuni
movimenti. Mi disse che ero molto intellettuale, che tutta la vita mi
passava dalla testa… l'idea di quello che pensavo di essere: credevo
di essere una gran cosa... l'idea del mondo... il mio dialogo interno
che non era diverso da quello del resto della gente... Quindi mi disse
che dovevo imparare a muovermi per percepire con tutto il corpo, non
solo con la mente. Così mi insegnò alcuni movimenti, molto semplici,
movimenti di Tensegrità. Erano movimenti molto semplici. Io non
ci credevo per niente a questi movimenti, credevo che li mostrasse
tanto per fare. Volevo parlare con lui, non mi interessava di
muovermi.
Mi
disse che non poteva parlare con me se io non praticavo prima i
movimenti. Così mi dissi: "Bene, devo praticare i movimenti per
poterlo avvicinare". Quindi andai a casa e praticai i movimenti per
alcuni giorni, 5 o 6 giorni. E qualcosa mi capitò nel praticare i
movimenti. Non potevo sapere che questi movimenti davvero mi avrebbero
cambiato. C’era una situazione nella mia vita alla quale normalmente
avrei reagito cadendo in depressione. Adesso non mi faceva soffrire,
stavo bene, mi sentivo forte, avevo coscienza di me stesso.
Così volli parlargli di nuovo."Che mi hai fatto?"
E
lui: "Eh, sono questi movimenti che ti ho mostrato".
Mi
disse che tutta la mia energia era dispersa in quello che lui chiamava
l’uovo luminoso e formava come una crosta, uno strato duro di energia
che non potevo usare. Quindi dovevo rompere questo strato per estrarne
l’energia. Quando si rompe questo strato si estrae l’energia e la si
porta ai centri vitali, ai reni, al fegato, al pancreas. Io cominciai
a sentire un'energia! Dovevo fare un sacco di cose, studiare... ero
uno studente.
Così, mi disse che erano questi movimenti. E me ne insegnò ancora
altri. Non potevo capirlo, comprenderlo, ma avevano funzionato così
tanto, i movimenti, che continuai a praticarli ancora.
Mi
invitò ad una classe che teneva, molto piccola, aveva cominciato una
classe. Però io avevo molte cose in sospeso in Sud America. Mi invitò
a restare a Los Angeles. Mi disse: "Fermati, fermati qui. Qui sei al
sicuro".
Io
dissi: "Bene, però devo studiare…"
"Ah, sì, sì, sì" mi disse. "Sì, certo, devi terminare i tuoi studi",
mi disse, "vai, vai, torna, torna".
Io
non mi resi conto che gli stregoni non insistono. Invitano una volta,
non possono insistere. Non fa parte del mondo degli stregoni
insistere. Così me ne andai. E tornando in Sud America commisi un
errore terribile, perché le porte del mondo degli stregoni si aprono
come si chiudono.
Quando presi la decisione di tornare io credevo che avrei sempre avuto
la porta aperta con Carlos Castaneda, quando lo desideravo. Cercai di
chiamarlo, cercai di incontrarlo; sparito, sparito completamente.
Così mi ritrovai solo nella mia vita. Ma il lavoro con i passi magici,
quei pochi passi magici appresi, cambiarono completamente il mio modo
di relazionarmi con la gente, con la mia famiglia, con gli amici, con
tutto il mondo, con me stesso. L'idea che avevo di me stesso cambiò.
Siamo molto contraddittori con noi stessi. Da un lato diciamo che
siamo un disastro, perdenti:
"Non posso, non posso."… perdenti. D’altro lato pensiamo di essere al
cuore del mondo, al centro del mondo. Tutti questi lati si silenziano
con la Tensegrità.
Alcuni anni dopo, il Nagual mi disse che era l’unico modo che
lui aveva di prendere qualcuno... non usava la parola studente né
apprendista, non la usava; solo alla fine parlò di noi come
apprendisti… ma all’inizio io credevo che lui mi avrebbe preso come
suo apprendista esclusivo, speciale, e che mi avrebbe spostato il
punto di unione. Credevo che mi avrebbe spostato il punto di unione
, ma mi disse che non poteva, perché per lui l’importante era la
decisione reale. L’unica maniera in cui lui poteva insegnarmi qualcosa
era se io prendevo la decisione, e la decisione è una decisione
interiore. Era capace di leggere questa decisione, non avevo bisogno
di dirlo: "Ok, ho preso la decisione"… Non importava.
Lui conosceva molte persone che gli avevano detto che avevano preso
una decisione, e non era vero. Raccontava la storia di una ragazza che
conosceva; la ragazza gli disse: "Nagual, farò tutto, tutto, tutto
quello che mi dici. Cosa devo fare per stare con te? Io voglio stare
con te, dimmi… qualsiasi cosa, qualsiasi cosa per stare con te."
Così le disse: "Bene, per prima cosa devi tagliarti i capelli."
"Oh, no! Non dici sul serio!"
"No, è uno scherzo…" le disse il Nagual, "è uno scherzo".
"Ah, bene, perché io farò qualsiasi cosa, qualsiasi cosa."
Siamo così. Anch’io quando lo conobbi dicevo: "Qualsiasi cosa,
qualsiasi cosa." Ma quando mi invitò a fermarmi a Los Angeles, no,
avevo altre cose da fare. In questo modo la decisione è solo bla
bla.
Però dopo un anno davvero qualcosa mi successe, perché mi resi conto
che la mia unica opportunità di non ripetere la storia dei miei
genitori, dei miei nonni, di essere qualcosa di diverso… non migliore,
ma diverso… era di prendere la decisione. E la decisione fu
definitiva. Così dovetti cercarlo un’altra volta e non fu facile. Mi
ci volle molto tempo prima di incontrarlo di nuovo, e quando lo
incontrai mi resi conto che avevo deciso, mi afferrai a questa
decisione e non l’ho lasciata più andare.
Hai iniziato a lavorare con Castaneda?
Brandon: Sì, in qualche modo. Lui, sì, aveva molti contatti con noi,
ma non era un apprendistato individuale, non era che ci portasse in
montagna per giorni interi; però sì, trascorreva del tempo
esclusivamente con ciascuno di noi. E poco a poco...
Il
Nagual leggeva l’energia, diceva che leggeva l’energia all’orizzonte,
e in base a quello che diceva l’energia lui agiva. Una delle cose che
l’energia cominciò a dire era che c’era la possibilità di formare una
struttura di istruttori di Tensegrità. E questi istruttori non li
selezionava lui, non era lui che lo faceva, ma erano le persone che
avevano preso la decisione di entrare in questo cammino, e entravano
in qualche maniera in questa struttura. Si stava formando questa
struttura di Cleargreen, di cui io sono parte, di istruttori di
Tensegrità. E ci insegnò in una classe di movimenti, una classe
sperimentale per esplorare i movimenti, che è quello che facciamo in
questo seminario.
Noi non inventiamo niente, esploriamo vie che lui aveva tracciato per
noi; lui ci ha dato delle mappe di energia, e noi procediamo, qualche
volta in modo tortuoso. Non abbiamo l’eleganza, né la saggezza, né
l’esperienza che aveva il Nagual. Così ci troviamo sempre di fronte a
un muro, e dobbiamo cambiare direzione.
Gli Elementi, noi istruttori maschi (Gavin, Miles, Grant ed io)
siamo molto densi, non siamo fluidi, non siamo rapidi. Le donne sono
più rapide,sono fluide, cambiano strada; se qualcosa non funziona
cambiano, prendono un’altra strada. Noi: Bum! Bum! Bum!
Però noi apportiamo una certa sobrietà, una certa misura che le donne
non hanno; le donne sono più esagerate.
Al
seminario avete accennato alla differenza tra l’uomo e la donna. Vuoi
dirmi qualcosa? Ci sono degli aspetti... anche nei libri delle streghe
si parla di aspetti da raffinare diversi per l’uomo e per la donna.
Brandon: Quando facciamo i movimenti dell’Affetto per la Terra, le
donne ridono, ridono. Per loro è una cosa quotidiana.
Zaia: Quando le donne fanno questo movimento iniziano a ridere,
scherzano, e la reazione è molto leggera.
Brandon: Per gli uomini è... proviamo come una riverenza, un rispetto,
sentiamo qualcosa; ci pare sbagliato che le donne ridano. Questo è
perché la donna ha un contatto diretto con l’origine, con la terra, un
contatto diretto, non c’è separazione. L’uomo è separato, non abbiamo
le ovaie, non abbiamo l’utero. Non ce l’abbiamo, così la nostra
relazione con la Terra è… noi desideriamo riunirci, siamo separati. Le
donne hanno un contatto diretto con essa, così non sentono tanta
riverenza. E noi uomini dobbiamo acquisire questa fluidità, questo
contatto diretto che non abbiamo.
L’utero, il Nagual mi disse che era come un secondo cervello che
permette alle donne una conoscenza diretta. Le donne sanno, vedono
l’energia direttamente con l’utero, e l’uomo no, l’uomo deve lavorare
molto tempo prima di percepire l’energia con tutto il corpo, perché
non ha l’utero. Questo è un vantaggio per la donna; ma a sua volta
l’uomo ha un altro vantaggio, che è questa mancanza, perché questa
mancanza dà all’uomo la sobrietà e l’intento inflessibile, e
l’interesse.
La
donna non è molto interessata; sembra che sia interessata, ma non è
interessata perché già ce l’ha; l’uomo deve cercare.
Così le donne, le istruttrici di Tensegrità, si avvalgono del nostro
interesse, del nostro intento inflessibile, la direzione, e noi ci
avvaliamo della loro fluidità. Loro percepiscono con l’utero.
Zaia: Noi percepiamo e raccontiamo loro quello che vediamo, e loro di
conseguenza agiscono. E’ come... noi vediamo, e loro sono come senza
occhi, e noi diciamo: "Ah, guarda lì!" E loro si muovono di
conseguenza e danno a noi la direzione. Poi noi ci muoviamo, e quando
loro si fermano noi vediamo qualcosa e: "Ah, guarda lì!" E loro si
muovono. E’ una collaborazione.
Una persona può trovare in se stessa questi due aspetti?
Brandon: Sì, sì, ma è molto difficile farlo da soli, isolati. Io
volevo andare nel deserto, stare solo, per incontrare il mio essere
interiore… l’unica cosa che avrei incontrato da solo era la sensazione
di essere sollevato, alleviato, liberato dal non dover trattare con
nessuna persona. Non dover trattare con nessuno… per questo volevo
stare solo.
Non avrei incontrato nessuna conoscenza interiore, da solo. Se ero
solo, non incontravo nessuno; non dovevo trattare con il mondo… per
uno stregone agire in questo modo significa essere uno guerriero di
carta, che non ha sostanza. Il Nagual diceva: "Un guerriero in
circostanze ideali è un guerriero di carta."
Un
vero guerriero è un guerriero nel mondo, deve trattare con la sua
famiglia, con i suoi amici, con la gente. Qui sta il guerriero, nel
suo campo di battaglia. Così ti affili.
Zaia: Ti assottigli, affili la lama… in questo modo tu stesso ti limi
e ti formi piano piano, …con le altre persone.
Brandon: Tra di noi, quando lavoriamo insieme, non è perfetto. Non è
bianco o nero, molte volte è grigio. E’ sempre meglio che credere di
sapere quello che è. Così, lavorando con un’altra persona appendiamo
moltissimo, l’altra persona è il tuo maestro. Da solo non funziona;
funziona finché sei da solo, ma quando sei con la gente non funziona
più.
Zaia: Quando decidi di stare da solo funziona perché non tratti con
nessuno. Però quando ritorni a lavorare con la gente vedi che non
funziona, perché non hai imparato abbastanza a limarti con altre
persone, a forgiarti.
E’
molto importante il concetto dell’importanza personale, in questa
battaglia. Come lavorate insieme? Vuoi dirmi qualcosa su come lavorate
fra di voi, come vi raffinate? E c’è un punto fermo, una guida ancora,
o avete raggiunto l’indipendenza?
Brandon: Bella domanda, no? Zaia ha una visione molto singolare delle
cose, e quindi, non solo perché parla Italiano, ma perché è molto
intelligente, risponderà lei.
Zaia: La prima cosa che il Nagual mi ha insegnato è che l’unica
maniera in cui potevo restare nella sua sfera energetica era di
trattare con la mia compagna, che è Erin Alexander.
Mi
ha detto: "Qualsiasi cosa tu faccia, lei, Erin, viene prima di te come
persona."
Ed
io non ho mai capito questo concetto; e me lo ripeteva ogni giorno.
Quasi non mi parlava, mi diceva solamente: "Come sta Erin, come sta?"
Io
dicevo: "Bene."
E
lui diceva: "Tu la ami Erin?"
"Certo, la amo."
Però lo dicevo solamente per compiacerlo. Dicevo: "Ma perché mi
domanda tutte queste cose? Io sono così diversa da Erin… e, insomma,
non mi piace come persona!"
Non sapevo che fare, siamo due persone completamente differenti. Lui
faceva la stessa cosa con lei, però io non lo sapevo. E piano piano,
durante gli anni, abbiamo iniziato a lavorare insieme, e non fu facile
per niente, perché non era una scelta. E quando lui se ne andò, per la
prima volta io veramente sentii affetto per lei. Perché il concetto
che lui mi aveva posto davanti ogni giorno si è concretizzato. Ora
lavoro con lei, non mi aspetto niente, non ho aspettative, e questa è
l’unica cosa che fa sì che un atto con lei sia un atto unico. Non è
importante parlare, può essere che non ci parliamo per molto tempo,
poi lavoriamo insieme di nuovo.
Questa è l’unica maniera in cui lui ci ha messi insieme, per lavorare
e per vedere i nostri limiti. E poi abbiamo iniziato a lavorare con
gli Elementi. E si è aperto tutto un altro nuovo mondo, che è tra
l’uomo e la donna, che può essere un modo differente di lavorare da
quanto siamo stati educati.
Perché nelle nostre famiglie l’esempio è come una madre ed un padre
lavorano insieme… E molte volte è una relazione di convenzione, di
socializzazione, è un modello che tutti conosciamo nei suoi diversi
aspetti, però non è un modello che ti porta avanti, che fa evolvere.
Non perché sia negativo, ma perché in questo modello c’è qualcosa che
è limitato. E lui non ha mai dato importanza a cose esoteriche o
spirituali, era molto concreto. Se riesci a lavorare insieme, il sogno
può funzionare, se non riesci a lavorare insieme, Auf Wiedersehen.
Brandon: Per me il Nagual era l’unica persona, la prima persona che ho
conosciuto, che mi ha detto la verità su me stesso. Nessuno, né i miei
amici né i miei genitori, mi dicevano realmente quello che ero. Mi
stavano sempre nascondendo qualcosa.
"No, stai bene, che vai dicendo? Stai bene, poverino, stai molto
bene,"… mia madre.
Perché se lei mi avesse detto la verità su me stesso, che ero pieno di
merda, se mi avesse detto questo, lei stessa avrebbe dovuto imparare
la lezione, perché lei era nel mio stesso stato.
Io
da solo non potevo affrontarlo, costa molto confrontarsi con questo.
Il Nagual me lo disse, molto elegantemente, beautifully, però
me lo disse. Così come diceva tutto… bene. Dava realmente l’idea dello
stato in cui eri, e ti mostrava che potenzialmente puoi avere accesso
a luoghi inconcepibili, se hai la saggezza, l’eleganza, e arrivi a
rendertene conto... se non impazzisci quando ti segnalano questa merda
che tutti abbiamo.
Zaia: Quando ti dicono quello che sei realmente, se non ti stacchi da
questo, impazzisci, nel senso che non vuoi essere disturbato da questo
aspetto. Molte volte non vuoi vederlo e ti volti dall’altra parte,
così non vedi niente.
Brandon: In una delle prime conversazioni... nel Paese dove vivevo
dovevo fare il servizio militare. Ed io pensavo che fosse molto
positivo per me farlo, per farlo come un guerriero, avere un
meschino tiranno per forgiarmi come guerriero.
Così dissi al Nagual: "Voglio fare il servizio militare per forgiarmi
come guerriero."
"No, non farlo, non ti farà bene", mi disse.
Ed
io: "Ma non mi farebbe bene per forgiarmi come guerriero?"
Quindi mi rispose: "Sì, se tu fossi un guerriero, ma non sei un
guerriero.
Sei un bambino, emozionalmente immaturo, che ha delle idee grandiose
su se stesso, senza mezzi per sradicarle.
Devi raccogliere energia, devi cominciare a muoverti nel mondo. Vivi
del denaro che ti danno i tuoi genitori!… Devi vivere
professionalmente nel mondo per poter essere un guerriero.
Studia, semplicemente, impara tutto quello che puoi sapere del mondo.
Studia, guarda di studiare, i tuoi voti sono mediocri. Non studi, né
ti interessa. Vai, vai a fare una vita da emarginato. Non ti importa
di niente, non senti affetto per nessuno."
Quando mi disse queste cose fu molto doloroso, molto difficile da
accettare. Però erano verità. Se io mi fermavo nella vita, perdevo
l’opportunità di intentarmi con questo e di cambiare. E sì mi
offese, e sì mi ferì, per evolvere, perché non avevo mai incontrato
niente, in casa mia, nel mio mondo, che mi mostrasse la verità nella
maniera in cui me la mostrò il Nagual.
Così gli dissi: "No, la mia famiglia non mi dice la verità, i miei
amici non mi dicono la verità, tu sei l’unico che mi dice la verità."
Ribattè: "Non biasimare la tua famiglia, i tuoi amici, perché non sono
loro ad avere il problema.
Tu
sei quello che ha il problema, perché l’unica cosa che fai è mentire,
mostrare una facciata. Io vedo attraverso questa facciata, però sei tu
che metti questa maschera, sei tu quello che mente tutto il tempo,
cercando di far vedere qualcosa perché io ti dica: "Come sei bello,
come sei buono."
…Va bene? hai abbastanza materiale?
Sì, sì, per me questo è molto chiaro… I vostri occhi sono molto
splendenti, hanno una luce...
Zaia: Ma guardiamo i tuoi… Hai degli occhi molto brillanti.
Brandon: Sono i movimenti. Ti è piaciuto il seminario?
Sì
e no.
Brandon: Racconta.
Perché avevo molte aspettative; voglio molto, la perfezione. Vuoi
parlarmi della perfezione? Vuoi dirmi qualcosina, perché è molto
importante questo concetto. Perché io ho sentito che la perfezione non
mi ha permesso di essere completamente lì.
Brandon: Giudicavi quello che vedevi?
Sì.
Brandon: Una volta il Nagual mi disse che le mie aspettative mi
impedivano di vedere quello che succedeva intorno a me. Perché stavo
sempre a sperare…
Così mi disse: "Bene, tu vuoi essere perfetto. Molto bene…" mi disse.
"Mostrami quello che abbiamo fatto ieri nella classe."
"Bene, no, io mi sto allenando con gli altri movimenti della Serie
dell’Intento (8) per il prossimo seminario. In questo momento non
mi ricordo quello che abbiamo fatto, però lo posso preparare."
"No", mi disse, "tu vuoi la perfezione. Devi stare attento tutto il
tempo, devi sapere quello che sta succedendo. Come puoi chiedere di
assaporare la perfezione, se non sai che sapore ha? Se la desideri, se
ti interessa, la gusti di più se cerchi la perfezione in te stesso.
Desideri che io sia perfetto, però tu non sei disposto a dare il
meglio di te stesso."
Così lui donava il meglio di se stesso, il meglio che aveva. Quindi,
essendo molto efficiente con noi, non si aspettava la perfezione.
Perché le sue aspettative su se stesso erano talmente grandi che
cercava di colmare le sue aspettative su se stesso prima di aspettarsi
qualcosa da qualcuno. Di conseguenza niente lo faceva sentire
disilluso, niente lo faceva sentire senza speranza, deluso.
Mio padre diceva sempre: "Mi ha deluso… Mi ha distrutto…" . Questa era
la sua aspettativa di perfezione nei confronti dei suoi simili.
Io
mi aspetto la perfezione dalle altre persone, ma non da me stesso. Mio
padre aveva aspettative di perfezione nei miei confronti, perché era
deluso di se stesso. Un guerriero non è deluso di se stesso, un
guerriero è felice di quello che ha. Non spera niente di niente, così
qualsiasi cosa riceva è più di quello che si aspetta: un regalo. Qui,
in questo momento, parlare con te è più di quello che speravo nella
mia vita. Così non posso avere aspettative su di te. Non posso dire:
"Beh, mi aspettavo una persona elevata, che parlasse dei principi
della filosofia.".
Non posso aspettarmi niente, perché per aspettarmi qualcosa devo dare
più di quello che mi aspetto.
Questa è la regola del guerriero. Quindi, questo è il problema con la
perfezione, che è unilaterale.
Uno si aspetta la perfezione dall’altra persona, però non è disposto a
dare il meglio di se stesso.
O
sei disposto a dare quello che tu credi sia il meglio di te stesso… un
aspetto del meglio di te stesso... non è il meglio di te stesso, è il
meglio che ti si richiede in questo momento…
Quello che è necessario per un guerriero è non avere aspettative su
qualcun altro. Quando lasci andare le aspettative sugli altri ti si
apre un mondo nuovo, incredibile. Però per lasciare andare queste
aspettative occorre lavorare moltissimo. Io sono uno che giudica
tantissimo: "Guarda questo! guarda quello!" Sono meglio di tutto il
mondo.
Come lavori su te stesso?
Brandon: La ricapitolazione è guardare le cose come sono. Il
Nagual mi disse la parola “cretino”.
Il
Nagual mi disse: "Tu vai in giro per il mondo in punta di piedi perché
nessuno si accorga che sei un cretino. E’ vero?"
"Sì, è vero."
"Bene, ho una buona notizia."
Credevo che mi avrebbe detto che non ero un cretino.
"Tutti sanno che sei un cretino! Quindi perché camminare in punta di
piedi? Tutti lo sanno. Io lo so che sei un cretino. Tu lo sai di
essere un cretino, no?"
"Sì"
"Io lo so che sei un cretino, i tuoi genitori lo sanno che sei un
cretino, i tuoi amici lo sanno che sei un cretino. Perché fare finta
di non essere un cretino? Sprechi un sacco di energia!"
Così il nostro trucco è sapere che siamo cretini, tutto il tempo. E
senza dubbio questo è il modo di agire del guerriero. Sa di essere un
cretino, e tuttavia le cose vanno molto bene, e c’è sempre qualcosa da
esplorare.
Per quanto cretino tu sia, non ha importanza, perché il tuo tempo su
questa terra è limitato; non c’è tempo per dire a te stesso che vai
bene o che vai male, che sei una cretina o che sei un genio.
Falsità, menzogne. Non c’è tempo, questa è una lotta
incessante.
Note
(1)
"La Tensegrità è la versione moderna di alcuni movimenti chiamati
"passi magici" sviluppati dagli sciamani indiani che vissero in
Messico in tempi precedenti alla Conquista Spagnola.
[...]
...è un termine proprio dell'architettura, che significa "la proprietà
dell'ossatura muraria che impiega componenti di continua tensione e
componenti di discontinua compressione in modo tale che ogni
componente operi con la massima efficienza ed economia". Questo nome
risulta estremamente appropriato perchè è formato dalla combinazione
di due termini: tensione, ed integrità; termini che connotano le due
forze trainanti dei passi magici. (LA VIA DEL GUERRIERO - Un Giornale
d'Ermeneutica Applicata, Numero I, Vol. I, Los Angeles, Gennaio 1996 -
Pag. 3)
(2)
Percepire l'energia direttamente permise agli stregoni del lignaggio
di don Juan di vedere gli esseri umani come conglomerati di
campi di energia che hanno l'apparenza di sfere luminose... Notarono
che ognuna di queste sfere luminose è connessa individualmente ad una
massa energetica di inconcepibili proporzioni che esiste
nell'universo; una massa che chiamarono il mare oscuro della
consapevolezza. Osservarono che ciascuna sfera individuale è
attaccata al mare oscuro della consapevolezza in un punto che è
perfino più brillante della sfera di consapevolezza stessa. Questi
sciamani chiamarono il punto di giuntura, punto di assemblaggio,
perchè notarono che è in quel punto che la percezione ha luogo. Il
flusso d'energia è tramutato, in quel punto, in dati sensoriali, e
questi dati sono poi interpretati come il mondo che ci circonda. (Carlos
Castaneda, Commentario a A Scuola dallo Stregone, edizione del 30°
anniversario, pag. xvi)
(3)
V. nota 1.
(4)
Don Juan era stato avaro di informazioni specie sul suo passato e
sulla sua vita privata... per quel che lo riguardava la sua vita
cominciava da quando era diventato guerriero... La sua assoluta
preminenza si fondava sul fatto casuale di essere legato alla
"regola".
Essere legato alla regola può essere descritto come vivere un mito.
Don Juan viveva un mito, un mito che s'era impossessato di lui e ne
aveva fatto un Nagual... Allo scopo di guidare verso quel passaggio
[verso la libertà] gli esseri viventi, l'Aquila [il potere che governa
il destino di ogni vivente] ha creato il Nagual. (Il Dono
dell'Aquila, Rizzoli, 1983, pagg. 173-5).
Nel loro lignaggio, Carlos Castaneda raccoglie da don Juan l'eredità
di Nagual. Da notare che da questo punto in avanti nell'intervista
scompare il nome di Castaneda, sostituito da "Nagual" o da "lui".
(5)
V. nota 2.
(6)
Organizzazione fondata sotto gli auspici dello stesso Carlos Castaneda,
allo scopo di diffondere presso un più vasto pubblico, negli anni '90,
l'eredità di don Juan, attraverso workshop, imperniati soprattutto
sull’insegnamento dei passi magici, e pubblicazioni quali il
periodico La Via del Guerrieroe i video della Tensegrità.
(7)
Sezione maschile del corpo di istruttori della Tensegrità. La
controparte femminile è rappresentata dalle Energy Trackers.
(8)
Una delle tante serie della Tensegrità che riuniscono un certo numero
di singoli passi magici.
(9)
Ciò che gli sciamani del Messico antico scoprirono quando
focalizzarono il loro vedere sul mare oscuro della consapevolezza
fu la rivelazione che l'intero cosmo è fatto di filamenti luminosi che
si estendono all'infinito. Un'altra di tali masse di filamenti,
insieme al mare oscuro della consapevolezza, che gli sciamani
osservarono e apprezzarono a causa della sua vibrazione, era qualcosa
che chiamarono intento e l'atto degli individui sciamani di
focalizzare la loro attenzione su tale massa, lo chiamarono
intentare… Videro che la massa di intento nel cosmo era
responsabile di tutte le possibili mutazioni, tutte le possibili
variazioni che accadevano nell'universo, non a causa di arbitrarie
circostanze cieche, ma a causa dell'intentare fatto
dall'energia vibratoria, al livello del flusso dell'energia stessa.
Don Juan indicò che nel mondo della vita di tutti i giorni, gli esseri
umani fanno uso dell'intento e dell'intentare nel modo
in cui interpretano il mondo.
(10)
La ricapitolazione, secondo quello che don Juan insegnò ai suoi
discepoli, era una tecnica scoperta dagli stregoni dell' Antico
Messico, ed usata da ogni praticante sciamano da allora in poi, per
vedere e rivivere tutte le esperienze della propria vita, al fine di
raggiungere due mete trascendentali: la prima, la meta astratta di
adempiere ad un codice universale che richiede che la consapevolezza
sia abbandonata al momento della morte; la seconda, la meta
assolutamente pragmatica di acquisire la fluidità percettiva.
[...]
Ricapitolare, per i praticanti sciamani, significa dare ad una forza
incomprensibile - il mare oscuro della consapevolezza - la cosa
specifica di cui esso sembra essere in cerca: le esperienze della
propria vita, ossia la consapevolezza che hanno accresciuto attraverso
queste stesse esperienze di vita. Questo significava per don Juan che
questi stregoni non morivano nel senso solito in cui noi comprendiamo
la morte, ma che la trascendevano conservando la loro forza vitale e
svanendo dalla faccia della terra, imbarcati in un viaggio
definitivo della percezione.
[...]
Ricapitolare
significa rivivere tutte, o quasi tutte, le esperienze che si sono
avute, e così facendo spostare il punto di assemblaggio, sia di
poco che di molto, spingendolo tramite la forza della memoria ad
adottare la posizione che aveva quando l'evento che si ricapitola ebbe
luogo. Questo atto di andare avanti e indietro dalla vecchia posizione
a quella corrente dà ai praticanti sciamani la fluidità necessaria a
fronteggiare incognite straordinarie nel loro viaggio nell'infinito/i>.
[...]
Ad
un livello più mondano, la ricapitolazione offre ai praticanti la
capacità di esaminare le ripetizioni nella propria vita... Don Juan mi
assicurò che se un qualsiasi cambio di comportamento deve avvenire,
questo dev'essere attraverso la ricapitolazione, dal momento che è il
solo veicolo che può accrescere la consapevolezza liberandola dalle
richieste inespresse della socializzazione, che sono così automatiche,
così date per scontate, che non vengono neanche notate in condizioni
normali, tanto meno esaminate. (Carlos Castaneda, Tensegrità, Rizzoli,
1999).
Brandon Scott e Zaia Alexander sono due istruttori della Tensegrità
affiliati alla Cleargreen, Inc. L'intervista, condotta in Spagnolo (B.S.)
e Italiano (Z.A.) e prima di adesso completamente inedita, si è svolta
in occasione del Seminario sulla Tensegrità tenutosi nel Giugno del
1999 a Barcellona. Grazie a Cristiana Pesarini per averci gentilmente
concesso di pubblicarla in questa sede.
INTERVISTA CON GLI ISTRUTTORI
DEI PASSI MAGICI - messico 1999
Da "Fractalum", numero 1 -
Messico, ottobre 1999
I praticanti di Tensegrità di
Città del Messico hanno inviato una serie di domande agli istruttori
di Tensegrità di Cleargreen. Il Questionario riunisce le inquietudini
di diversa natura che passano per la mente di coloro che, in un modo o
nell’altro, sono interessati a fare della proposta di Carlos Castaneda
un reale modello di vita.
Le domande e i dubbi che sono
stati posti non riguardano tutti i praticanti, al contrario delle
risposte che saranno naturalmente significative per tutti.
Gli apprendisti di Carlos
Castaneda si riferiscono a questo questionario “come alla prima parte
di una serie”, perché ricevono “più domande di quelle a cui possono
rispondere in un solo numero della rivista”.
Noi praticanti sentiamo un
desiderio di comunicazione e di amichevole vicinanza con voi, ma senza
cadere nella socializzazione. In un certo momento quest’avvicinamento
era ‘tabù’ e questo ha suscitato una sorta di timidezza che si
manifesta nella difficoltà di porvi delle domande o dei dubbi in
maniera diretta.
Vinciamola questa timidezza, tutti
noi! Noi istruttori siamo responsabili di questo, ed è ora che ci
muoviamo in una nuova direzione. Questa è una nuova era in cui stiamo
navigando tutti insieme. Le vostre esperienze percettive sono le
chiavi. Ci aiutano a capire la direzione in cui dobbiamo muoverci e il
legame che vi terrà uniti in questo navigare è l’affetto astratto.
Ci si chiede se, nel tonal, voi
abbiate una chiara consapevolezza sul corso, o sulla nuova direzione
in cui stiamo andando; siete in grado di ‘vedere’ o come lo sapete?
Stiamo navigando. Il Nagual diceva
che è come stare nella parte anteriore di un treno affrontando il
tempo che si avvicina. Questo treno è un po’ diverso dagli altri
treni, perché non viaggia su delle rotaie preesistenti, ma se le
costruisce durante il viaggio stesso, man mano che avanza. Leggiamo
l’energia e la leggiamo dove fluisce oggi, non dove fluiva ieri. Come
sappiamo se stiamo seguendo questo fluire? Perché quando ci muoviamo
in questa direzione le cose funzionano. Se non funzionano cambiamo
immediatamente direzione. Il Nagual ci ha dato alcuni modelli. Ha
infuso ognuno dei suoi apprendisti di aspetti specifici della sua
conoscenza, guidando ognuno di loro a leggere l’energia in accordo con
la sua predilezione. Questo significa che nessuno di noi può vedere da
solo la direzione in cui ci stiamo muovendo; dobbiamo lavorare tutti
insieme; e anche così, ognuno di noi deve farsi carico del proprio
peso ed essere, quello che il Nagual chiamava, energeticamente
disponibile, vigilando davanti al treno. ‘Siate i miei occhi e le mie
orecchie!’, ci diceva. Ora dobbiamo essere gli occhi e le orecchie di
tutti. E’ l’infinito che ci segnala la direzione da prendere, seguire
il flusso dell’infinito è la sfida che stiamo affrontando - i
praticanti come gli istruttori.
Le apprendiste di don Juan stanno
sovrintendendo questo nostro sforzo, allo stesso modo che Florinda
Matus fece con gli apprendisti di don Juan dopo che lui se n’era
andato. I praticanti che partecipano ad un gruppo di pratica di
Tensegrità hanno già preso il loro posto nella parte anteriore del
treno. Noi siamo abituati ad avere un lider che ci dà ordini, ora
stiamo lavorando insieme senza un lider, stiamo entrando in campo
nuovo; stiamo muovendo il nostro punto di assemblaggio. Possiamo stare
nella parte anteriore del treno nel nostro lavoro, in casa, in ogni
aspetto della nostra vita.
Questa non è una strada facile da
prendere. Il Nagual ci disse che mantenere l’intento di qualcuno che
non è lì a dirci che fare a titolo personale, richiede una tempra
d’acciaio. Stiamo morendo pur di avere un’autorità vicino a noi che
interpreti le cose al posto nostro, che si occupi dei dettagli e ci
dia ordini.
C’è molta ignoranza intorno
alla presenza delle streghe che si manifesta in molti modi, dal dubbio
alla tristezza. Esiste una possibilità di rivederle?
Le apprendiste di don Juan dicono
che chi lo desidera può incontrarle ‘nel luogo della non pietà’.
Questo non ha niente a che vedere con la durezza, o con la mancanza di
compassione per gli altri, che si fonda sull’idea che noi siamo in
condizioni migliori. Ma anzi significa che stiamo dritti fianco a
fianco, non stiamo aspettando che ci carichino sulle loro spalle o che
ci recuperino, ma stiamo guardando nella stessa direzione: verso
l’infinito.
Dicono che questo è il nostro
tempo, loro possono solo guidarci, ma siamo noi quelli che devono
agire.
C’è gente che si sentiva vicina
al Nagual, di fronte alla sua assenza ha una sensazione di perdita,
come se l’uccello della libertà se ne fosse andato.
Se l’uccello della libertà se ne
fosse andato non esisterebbe nessuna apertura, non avremmo motivo di
parlare con voi, ne di tenere seminari sui passi magici. Lo stesso
Carlos Castaneda si è sentito scoraggiato quando don Juan è andato
via, ne ha parlato ne ‘La Ruota del Tempo’. Ma non poteva permettersi
di lasciarsi andare. “Un guerriero riconosce il suo dolore”, gli disse
una volta don Juan, “ma non si abbandona ad esso. Lo stato d’animo del
guerriero che si avventura nell’ignoto non è la tristezza; al
contrario, egli si rallegra per la sua grande fortuna di sentirsi
umile...”
Noi tutti, come corpo unificato di
praticanti, stiamo entrando nell’ignoto. Ognuno di noi deve decidere
se vuole farlo: rincorrere con gioia l’uccello della libertà, senza
nessuna garanzia di poterlo raggiungere. Questo per noi è qualcosa di
squisito.
Molta gente pensa che voi siete
maggiormente interessati agli affari piuttosto che a sostenere le
premesse del Nagual, specie per ciò che riguarda la ricerca della
libertà al di fuori dell’ordine sociale; che il denaro è predominante
nella vita.
Il Nagual ci disse che l’unica
impresa degna di un guerriero è la libertà. Così noi non siamo
attaccati a nessuna politica per far soldi, ne ad alcun altro tipo di
politica. Seguiamo l’energia così come fluisce nell’universo. In
questo momento, l’apertura per presentare i passi magici e portare
alla luce tutto quello che Carlos Castaneda ci ha insegnato - cosa che
abbiamo appena iniziato a fare - è attraverso i seminari sui passi
magici. Per tenere un seminario ci sono dei costi da sostenere. Il
Nagual raccontò, a noi e a molti praticanti, che per qualche anno
aveva insegnato i passi magici gratuitamente. Nessuno li praticava. Li
presero come una novità, niente di più. Scoprì che quando la gente
investiva del denaro per apprendere i passi magici, allora prestavano
attenzione. La gente iniziò a praticare i passi magici con fervore e a
formare gruppi di pratica. Seguire la via del guerriero si trasformò
in qualcosa che non era più uno sforzo isolato e segreto o un tenue
desiderio che sembrava impossibile da realizzare. Questo segnò
l’inizio di una nuova era: un corpo unificato di praticanti.
La proposta dell’infinito è
solo un’idea o una possibilità reale?
Ognuno di noi ha fatto più volte
questa domanda al Nagual. “Non credere a me”, diceva, “non viaggiare
solo nella tua mente, verificalo tu stesso!”
Sappiamo che il compito del
celibato è individuale ma, non esistono dei passi magici o delle
respirazioni che possono aiutare nel momento in cui gli ormoni
diventano insopportabili? I praticanti maschi che si sentono
fortemente attratti dalle ragazze vorrebbero essere più informati su
questo argomento e sul modo in cui ritirarsi dalla socializzazione.
Data la similitudine tra le
domande possiamo dare una sola risposta. Il Nagual ci diceva che non
c’è modo di liberarsi dei propri aneliti né tanto meno di uscire dalla
socializzazione. Li schiviamo e nello stesso tempo, impariamo ad
utilizzarli a nostro vantaggio. Perché non lavorare insieme come
maschi e femmine per accrescere la nostra consapevolezza, invece di
restare rinchiusi nei nostri rigidi ruoli e comportamenti che ci
impediscono di sognare? La sfida di interagire l’uno con l’altro senza
bisogno di controllarsi o di possedersi reciprocamente è molto più
stimolante che seguire un abitudinario percorso di corteggiamento.
Richiede molta più immaginazione. I veggenti raccomandano il celibato
per i giovani praticanti perché noi siamo abituati a guardare la
sessualità dal un punto di vista del dare e avere. “Faccio questo per
te se tu fai questo per me”. Oppure: “ti amo pazzamente e per sempre
finché non guardi un altro”. Per Carlos Castaneda questa è una parodia
- mescolare il meglio della nostra energia con un altro essere come
forma di scambio? No, diceva. Per i veggenti, l’unico modo di avere
un’unione sessuale con un altro essere è da una posizione di affetto
totale, senza nessuna aspettativa. Diceva che questo esige una tempra
d’acciaio e che non è per giovani guerrieri.
Nell’atto sessuale ci sono linee
di energia, linee di affetto che si creano tra le coppie. Se i due non
sono vuoti, liberi da aspettative personali, queste linee si rompono e
creano tumulto nel corpo, specialmente per le donne. Aggiungici altri
due o tre amanti, o soltanto un altro, ed avranno un vero problema.
Tutti i passi magici ci aiutano ad
essere più consapevoli della naturalezza dei nostri desideri,
particolarmente la serie dei passi magici chiamata ‘Il Codice degli
Sciamani del Antico Messico’, che faremo nel prossimo seminario. (23 e
24 ottobre’99 a Città del Messico) Questi passi magici ci danno la
consapevolezza che ognuno di noi ha un padre e una madre dentro di sé,
nel nostro DNA. Ci aiutano ad uscire dai limiti del concepimento
annoiato, di un essere che cerca all’esterno qualcosa che è già dentro
di lui, una vitalità che possiede ma non utilizza mai. Gli scienziati
ci dicono che noi usiamo solo una piccola percentuale del nostro DNA,
meno del 5%. Che ne è del restante 95%? Perché non verificare che
esiste?
Ci sono delle specifiche
strategie per restare appassionati durante la ricapitolazione? Come
rompere questa resistenza che abbiamo verso la ricapitolazione?
Possiamo incrementare la nostra
passione e rompere le nostre resistenze cambiando atteggiamento nei
confronti della ricapitolazione, smettendo cioè, di vederla come una
cosa dolorosa. Sfruttatela! A volte il Nagual ci suggeriva un nuovo
compito. Se un giorno faceva molto caldo o se eravamo stanchi,
succedeva che rispondevamo: “va bene, cercherò di farlo”. “No”, diceva
lui, “i guerrieri non provano. Intentano. Fanno. E non investono.
Quando ricapitoliamo alleggeriamo
il nostro carico, disfacendoci della nostra storia personale e delle
nostre abitudini, questo fa sì che i nostri punti di assemblaggio
tornino ad essere fluidi. Come potrebbe questo essere noioso o
pesante? Diventa tale solo perché noi ci avviciniamo a questo compito
con le nostre vecchie opinioni e queste ci portano a credere che solo
dopo una lunga sofferenza possiamo ottenere la giusta ricompensa.
Il Nagual ci ha insegnato che
tutto ciò che ci circonda potrebbe aiutarci a vedere le nostre vite, i
films, le interazioni con le persone, i ricordi, i pranzi, le
fantasie... Ognuna di queste cose è come una fotografia istantanea dei
nostri limiti. Cosa ti ha commosso in quel film? Cosa hai trascurato e
cosa hai notato? Cosa ti ha dato fastidio nella conversazione avuta
all’ora di pranzo? Questi sono dei chiari segni che possono guidarci
per vedere le nostre stesse azioni. Prima di giudicare un’altra
persona, cerchiamo di avere la disciplina di dare un’occhiata a noi
stessi per vedere che cosa stiamo facendo.
Qual’è l’attitudine che
dovremmo avere nella vita quotidiana riguardo all’abuso perpetrato
alla natura. Qual’è la nostra posizione rispetto a questo? Che
significa trattare la terra dandogli del ‘lei’? Senza trasformarci in
fanatici di Greenpeace, sentiamo che dobbiamo del rispetto alla terra
e che vogliamo curare la ‘Pacha Mama’, nel senso dell’amore che
provava don Genaro e non perché dobbiamo salvarla; solo per
gratitudine.
Si, esattamente. Per i veggenti la
terra è un essere sensibile che va trattato con profondo rispetto e
ammirazione, con il rispetto che sentiamo quando ci rivolgiamo a
qualcuno dandogli del ‘lei’. Allora non dissipiamo le cose che la
terra ci offre, così come non dissipiamo la nostra energia indulgendo.
Non siamo più importanti degli altri esseri che vivono sulla terra,
come gli alberi che ci danno la carta, per esempio. Usiamo la carta
quando ne abbiamo bisogno, ma non la dissipiamo facendo delle copie in
più di qualcosa solo per nostra convenienza, scrivendo solo metà
foglio per poi strapparlo. E se abbiamo qualcosa che non possiamo più
usare, lo smettiamo nel miglior modo possibile, con uno spirito
leggero, senza ossessioni e senza cercare di convincere altri affinché
facciano lo stesso.
Per sviluppare l’attenzione del
sogno si richiede di mantenere l’attenzione nella zona tra le
sopracciglia, ci sono coincidenze con certe parti del corpo. Come le
usate?
Ci sono alcune parti del corpo più
facili per maneggiare l’attenzione del sogno e altre più difficili.
Possiamo porre l’attenzione in diverse aree del corpo, come per
esempio, le ginocchia. Esploreremo questa strada nel seminario del
Messico, in una serie di passi magici chiamata ‘cartografare il
corpo’. E’ un livello basilare, l’attenzione della vita giornaliera ha
un effetto diretto sull’attenzione del sogno. Se siamo preoccupati per
ciò che il nostro capo pensa di noi, o se stiamo pensando che lei ama
più lui che me, allora non riusciamo a trovare neanche una tazza nei
nostri sogni, ne tanto meno entrare in un vero ‘sogno’. D’altra parte,
se viviamo artisticamente nella nostra vita quotidiana, allora ci
troveremo a ‘sognare’ artisticamente.
Lo sforzo giornaliero di
ricordare i sogni ordinari aiuta a coltivare l’attenzione del sogno?
E’ una domanda molto opportuna.
Aiuta se uno lo prende come un esercizio di attenzione, ma non se uno
lo usa come un’analisi o un ingigantimento dell’io. Ne tratteremo nel
seminario, ci sono passi magici specifici che dopo averli praticati
facilitano il ricordo dei sogni.
La pratica della Tensegrità ha
ampliato la percezione del nostro corpo, ma la mente lineare a volte
interrompe il flusso della percezione. Come possiamo ristabilirlo? (E’
il tipo di situazione in cui il tuo corpo ti dice che fare, però
cominci a dubitare, aspettare, titubare. Quando questo succede
sentiamo i nostri corpi restare passivi, chiusi.)
Il Nagual ci disse che questo è
dovuto al fatto di essere nati da un coito annoiato: dubitare. Ci
disse che una delle cure più semplici per il nostro stato è respirare,
permettere al corpo di connettersi con l’aria che sta fuori di esso e
con le nuove percezioni che questo comporta. “Dovete affilare il
corpo”, disse, “affinché l’intento del percepire possa prevalere
sull’intento del dubitare”. Disse che non c’è modo di dubitare e
sognare allo stesso tempo. Disse che nessuno di noi riesce a disfarsi
del dubbio, lo releghiamo soltanto in seconda fila, in modo tale che
non tenga le redini.
Desideriamo una chiarificazione
in merito a come avvicinarci ai passi magici per cambiare philum. Si
tratta di trasformarsi in un insetto? Qualcuno crede che abbiano a che
fare con l’allineamento della percezione e con la maniera in cui gli
insetti, allineano la percezione come un tutto; per sopravvivere
funzionano in gruppo, alla maniera di un organismo, come un solo
essere, e questo gli dà una nuova possibilità evolutiva. Pensiamo che
sarebbe opportuno trattarne ora che stiamo facendo i passi magici
abbinati ai suoni degli insetti che vengono mostrati al seminario.
Una domanda incantevole! I passi
magici che contengono un cambiamento di philum in termini energetici
si praticano per portarci una nuova visuale scaturita dallo
spostamento del punto d’assemblaggio. La verità è che non possiamo
conoscere tutte le implicazioni che potrebbero portare questi passi
magici. Le stiamo scoprendo praticandoli. Il Nagual ci avvertì di non
speculare troppo sugli effetti dei passi magici. Disse che noi
restiamo incantati quando riusciamo a trasformare le cose in qualcosa
di familiare, come i turisti che si portano tutte le comodità della
casa nella giungla. Disse che è molto più valida l’esperienza diretta
che la speculazione. “Fate semplicemente i passi magici”, ci diceva,
“e verificate dove vi portano”.
I passi magici di Olinda, che
praticheremo in una forma chiamata ‘La polvere dell’infinito’, ci
portano una strana consapevolezza di un essere somigliante ad una
tarma, una consapevolezza che per poterla descrivere abbiamo bisogno
di una nuova sintassi. Stiamo verificando cosa fanno questi passi
magici. Il Nagual ci disse, “può darsi che vedrete affiorare una
nuova linea di pensiero. Potrete trovarvi a formulare delle frasi che
non vi sembra di aver mai formulato prima”. Potrebbe essere che ci
troveremo a comunicare fra di noi, come corpo di praticanti, con una
diversa sintassi, e secondo i veggenti gli esseri umani non hanno
prosperato tanto nell’uso della loro. Non abbandoniamo quella che
abbiamo appreso, ma perché non apprenderne qualche altra, ed essere
fluidi in molti linguaggi? Molti praticanti ci hanno chiesto che cosa
intendiamo per ‘corpo unificato di praticanti’ o ‘sognare insieme’.
Chiunque sia energeticamente disponibile è dentro il sogno che il
Nagual aveva per noi, ci stiamo mandando segnali di consapevolezza
l’un l’altro, percorrendo insieme il nostro cammino. Questi segnali si
possono mandare da dovunque ci si trovi - non abbiamo bisogno della
vicinanza geografica per ascoltarci mutuamente. Abbiamo solo bisogno
di disciplina: l’arte di meravigliarsi.
Intervista con le
Inseguitrici dell'Energia
-le apprendiste di Carlos Castaneda, Florinda Donner-Grau,
Taisha Abelar e Carol Tiggs
pubblicato su
Fractalum, Volume 2, Città del Messico, Dicembre 1999
Perché terrete questo secondo seminario per le donne?
Un
navigatore, o una navigatrice, ha bisogno di conoscere il suo
equipaggiamento; che tipo di informazioni questo può fornire, e come
usarlo. Come esseri con l'utero, abbiamo bisogno di avere una
consapevolezza sobria e informata sul modo in cui l'utero guida la
nostra percezione. Secondo i veggenti, ci è stato dato l'incredibile
dono di una scatola percettiva, un organo di evoluzione, e nonostante
questo siamo soddisfatte di come siamo. Vogliamo essere guidate,
vogliamo che ci vengano date delle procedure. Come possiamo evolverci
in questo stato?
Per favore potete parlare del potere dell'utero?
I
veggenti del Messico antico erano interessati al risvegliare la
funzione secondaria dell'utero: l'evoluzione, per la quale si intende
la diretta percezione dell'energia come questa fluisce nell'universo.
Così come una madre sogna il suo bambino nell'utero, i navigatori con
l'utero possono usare quel potere per sognare i sogni degli stregoni.
Come risvegliamo la funzione secondaria?
La
funzione secondaria dell'utero può essere risvegliata facendo ciò che
Florinda Donner-Grau chiama sconfiggere il sé. Questo comincia
acquisendo un sobrio e chiaro inventario della propria
socializzazione, ed eliminando inutili schemi di comportamento. Per i
veggenti, il nostro maggiore spreco di energia è la presentazione del
sé. Questo include la nostra rappresentazione di cosa pensiamo
significhi essere un uomo o una donna nell'ordine sociale.
Ultimamente, avete trattato l'argomento risvegliare la "vera donna"
dentro ognuna di noi. Potreste spiegare cosa intendete con questo?
Durante il seminario di Città del Messico, abbiamo detto che è
necessario scoprire cosa significa essere un uomo o una donna prima di
poter divenire "esseri in sogno." Un navigatore deve divenire
completamente consapevole del modo in cui lui, o lei, sta incarnando
la nostra convinzione sociale di "cosa significa essere un uomo o una
donna".
Il
Nagual ci chiese di scoprire: "Cosa pensi sia essere un uomo, ed
essere una donna?" Abbiamo dovuto rivedere le nostre opinioni, e
divenire consapevoli di inconsci accordi che abbiamo fatto, o dove
abbiamo ceduto o ci siamo arresi. Spesso scopriamo che le nostre
convinzioni sono arbitrarie -che in realtà non hanno proprio nulla a
che fare con il genere maschio o femmina. Se esaminassimo dove
"abbiamo ceduto" potremmo accorgerci che ci siamo arresi inutilmente,
che non eravamo veramente le vittime che noi stessi ritenevamo essere.
"Nessuna sta facendo qualcosa a qualcuno," don Juan disse a Carlos
Castaneda, "meno che mai ad un guerriero." (La Ruota del Tempo)
Se
vogliamo essere "vere donne," questo significa andare al centro del
nostro essere, ed agire in base a questo. Il Nagual definiva la
maggior parte di noi come ‘figlie di papà’, noi vogliamo
l’approvazione dei nostri padri al punto da imitarlo in tutto e invece
di scegliere i suoi tratti migliori, ne prendiamo solo i peggiori.
Se
proviamo ad essere come gli uomini, ci disse Taisha Abelar, non ci
riusciamo bene e sprechiamo la nostra migliore possibilità: la
percezione diretta dell'utero. Loro costruiscono ponti verso la
conoscenza con le parole e con il loro dono di scopo inflessibile, la
femmina invece, lo fa per mezzo delle azioni.
Dato che le donne sono sempre in competizione fra loro, sono cresciuta
con la convinzione che non ci si può fidare delle altre donne. Come
posso abbandonare questo modo di sentire e navigare fluidamente con
loro?
Quando una di noi fece una simile affermazione -che non aveva fiducia
nelle donne, Carol Tiggs le disse: “Anche tu sei una donna, non è
così? Ci si può fidare di te? Riflettici. Disse che gli esseri umani
sono pieni di idee che non hanno mai esaminato, di idealizzazioni. Per
poter navigare dobbiamo esaminare queste idealizzazioni e mettere in
pratica quello che emerge dai nostri esami, altrimenti il nostro punto
di assemblaggio resta fisso dov’è. Se esaminiamo l’idealizzazione
della competizione, comprendiamo che siamo tutti competitivi nello
stesso modo. Stiamo tutti affermando il nostro desiderio di vita, di
ottenere quello di cui abbiamo bisogno. Interpretiamo l’affermazione
di un altro essere che sta facendo lo stesso come competizione. Non
abbiamo motivo di interpretarlo in questo modo. Possiamo solo
riconoscere che l’altra persona sta facendo quello che deve fare -e
lasciare che lo faccia. Non dobbiamo essere sempre il numero uno!
Ognuno di noi ha il suo contatto diretto con l’infinito. Chi ci può
privare di questo?
Se
dai, disse Carol Tiggs, otterrai tutto.
Come possiamo fare un uso migliore di elementi come, per esempio, il
vento o altre forze astratte, per scopi sciamanici?
(Florinda Donner-Grau una volta si riferì a questo.)
Florinda Donner-Grau ci disse che era meglio iniziare dalle piccole
cose, che non riusciremo a mandare via il vento se non riusciamo ad
avere una conversazione gradevole con la gente che ci circonda. Carol
Tiggs suggerisce di fare dei piccoli progressi quotidiani. Fai un
inventario: E’ stato un giorno artistico o uno qualunque? Che ho fatto
di diverso oggi? Se la risposta è: nulla; prendine nota e cerca di
cambiare la prossima volta.
Una volta Taisha Abelar ci disse che ‘flirter’ è necessario per una
donna. Come possiamo farlo senza restare intrappolate dalla
socializzazione?
Taisha Abelar ci disse che ‘flirter’, se è spogliato dalle sue
aspettative di rituale di accoppiamento, ci da una carica di energia.
E’ un modo di usare il potere dell’utero come una forza costruttiva
nella nostra vita quotidiana. Le donne possono dirigere l’energia
dell’utero attraverso i loro occhi, attraverso tutto il loro essere e
interagire nella vita quotidiana attraverso la conoscenza silenziosa
dell’utero.
Il
Nagual descrisse questo come avere un ‘flirt’ con la conoscenza, in
qualunque forma si presenti. Disse che possiamo anche avere un ‘flirt’
con altri esseri -non di corteggiamento ma di affetto astratto. Il
corteggiamento è solo indulgenza. Indubbiamente, l’affetto astratto
richiede disciplina -l’arte di conservare uno stato di meraviglia.
Sosteniamo l’altra persona come un essere misterioso e magico.
Potete trattare l'argomento della menopausa e della perdita dell'utero
nei casi in cui sia avvenuto un intervento chirurgico? Queste
circostanze cambiano qualcosa nelle possibilità che abbiamo come donne
dal punto di vista degli stregoni? Come dobbiamo porci di fronte a
queste due situazioni?
Durante la menopausa, l'energia precedentemente spesa nel preparare
l'utero per la riproduzione è ora liberata. Invece di "inaridirsi," la
donna in menopausa viene bombardata da un nuovo flusso di energia che
può essere così travolgente che, in molti casi, la donna ne ha paura.
I passi magici possono dare alle donne un mordente per sostenere la
propria sobrietà e vitalità durante questo cambiamento energetico
molto importante.
In
termini molto pratici, è un momento in cui l'essere che sta avendo
questa esperienza sa che deve fare qualcosa di diverso intendendo con
questo la sua salute e la sua energia per mantenere la sobrietà e per
massimizzare proprio la percezione diretta che ora costituisce per lei
una possibilità.
Nei casi di isterectomia: "Non ci sono né vantaggi né svantaggi per un
guerriero. Ci sono solo sfide." (La Ruota del Tempo) Un essere che ha
avuto un'isterectomia ha una sfida eccellente, perché ha ancora lo
stampo energetico di un utero, ma sa che non può essere soddisfatta.
Per percepire l'energia direttamente, deve adottare uno scopo
inflessibile -la predilezione degli uomini, ma qualcosa di cui tutti i
navigatori hanno bisogno.
In
più, una isterectomia può servirci per poter finalmente vedere quello
che abbiamo fatto del nostro utero. Daccordo con i veggenti, possiamo
dire che tutta la turbolenza che abbiamo conservato lì, è dovuta alla
stessa idea che abbiamo di noi stessi, o come copiamo nostra madre e
le sue credenze, o riflette i nostri sentimenti circa un padre che non
ci ha mai amate. La ricapitolazione ci dà l’opportunità di rivedere le
nostre interazioni sesssuali e di vedere come possiamo riscrivere
diversamente questa storia.
In
un seminario mi ricordo di aver sentito che le allieve di don Juan
focalizzano la loro attenzione sull'evoluzione, non sulla
riproduzione.
Come considerate l'essere una madre se si desidera esserlo?
La
cosa importante per un navigatore è di essere impeccabile, per
sostenere le proprie decisioni, qualunque esse siano. Se qualcuna
sceglie di essere madre, allora che sia una madre impeccabile. Che dia
al bambino il suo affetto totale, senza investimenti, e senza cercare
di piacere al bambino. E che si prenda cura delle sue proprie
necessità, così che non sia arrabbi perché da ogni cosa, e nessuno le
dà nulla in cambio.
Dopo aver atteso i sette anni di celibato di cui ha parlatoTaisha
Abelar il desiderio e la nostalgia per il sesso opposto si
affievoliscono?
I
naviganti non vogliono disfarsi del desiderio e della nostalgia!
Sarebbe meglio chiederci -di cosa abbiamo nostalgia? E’ davvero del
sesso opposto? O è qualcos’altro? Possiamo utilizzare il desiderio e
la nostalgia come forze positive che ci portano ad agire in maniera
diversa, a sognare. Secondo i veggenti, quello di cui abbiamo
nostalgia, in fin dei conti, è il corpo energetico. Riconoscere questo
può aiutarci a comportarci elegantemente nelle nostre interazioni con
uomini e donne, invece di comportarci con bisogno e costrizione.
I
veggenti raccomandano un momento di celibato perchè i naviganti
-soprattutto le donne- hanno bisogno di esaminare il proprio
inventario. Necessitano di una pausa momentanea per verificare chi
sono e cosa vogliono. Quello che scopriamo quasi sempre, è che siamo,
come diceva il Nagual, disfatti. Siamo frammentati, abbiamo bisogno di
coesione prima di poterci mescolare energeticamente con un’altra
persona. Se non abbiamo esaminato il nostro inventario, non siamo
pronti per l’interscambio energetico che ha luogo in ogni relazione
sessuale, includendo tutte le aspettative e le interpretazioni che
includiamo nei nostri legami con gli altri. Il Nagual ci disse che
nelle nostre interazioni ci aspettiamo sempre di essere corrisposti e
che i naviganti non si aspettano nulla in cambio. Essi si dirgono
verso ogni interazione con un altro essere con totale disciplina e con
totale affetto.
Taisha Abelar ci fece notare che per un guerriero il celibato non è
questione di guadagnare dei punti in più per buona condotta, per aver
accumulato la giusta quantità di ‘sacrificio’. Questo vuol dire non
capire l’essenza della questione. ‘Sette anni’ fa riferimento a un
ciclo di tempo completo. Il ciclo reale può essere diverso per ogni
donna. Va inteso individualmente e bisogna assumersene la
responsabilità. E’ proprio questa la cosa eccitante! Se facciamo
silenzio possiamo percepire l’infinito che ci segnalerà una direzione
da seguire.
Per un guerriero piangere è segno di debolezza e di attaccamento? La
ricapitolazione il vedere e il silenzio interno portano a dissolvere i
sentimenti di vuoto o di perdita, o ci sono dei sentimenti che non ci
abbandonano mai?
Sì, i guerrieri piangono, ma non per cose triviali. Un guerriero non
piange per se stesso. Se la nostra tristezza proviene da un pentimento
legato a qualcuno che abbiamo conosciuto in passato, possiamo prendere
l’affetto che sentiamo per quella persona ed esprimerlo con chi
abbiamo di fronte a noi ora. Paghiamo adesso i nostri conti passati.
Don Juan disse a Carlos Castaneda: “L’unico modo che un
guerriero-viaggiatore ha per ringraziare e per congedarsi è mediante
un atto di magia: guardare dal suo silenzio quello che ha amato.” (Il
Lato Attivo dell’Infinito ). Il Nagual ci mostrò che un
guerriero-viaggiatore esprime quell’affetto con gli esseri che
incontra nel presente.
Come possiamo raggiungere la sobrietà?
Prendendo coscienza del nostro equipaggiamento e divenedone
responsabili. Per esempio possiamo diventare coscienti dei nostri
cicli mestruali affinchè non ci sorprendano i nostri stati d’animo o
che non ci mettiamo a ridere dicendo: “Ah, come sono distratta e non
so perché.” Possiamo essere più disciplinate in certi momenti del
ciclo, quanto abbiamo voglia di strani cibi o voglia di dormire di
più. E’ nostra responsabilità che semplicemente dormiamo di più e
mangiamo bene - evitando porcherie.
Come facciamo a focalizzare l'intento per azioni come il sognare?
Semplicemente lo facciamo. Intentare arriva da un legame diretto con
la forza della consapevolezza nell'universo. Quando il legame è
pulito, le nostre azioni sono ugualmente pulite. Per sognare,
intendiamo il sognare. Intendiamo la coesione per tutta la giornata.
Se possiamo essere coerenti nelle azioni quotidiane, allora il sognare
arriva naturalmente.
Com’essere dei guerrieri impeccabili con i guerrieri che dividono il
nostro stesso intento?
( Alcuni confondono condividere ‘il cammino per un momento’ e
cercano di avvicinarsi a qualcuno o di assumersi il ruolo ancestrale
di protettore.)
Navigare è un viaggio solitario, nessuno porta in braccio un
guerriero. Indubbiamente, lavorare insieme implica essere
responsabili. Se sai di non essere in grado di occuparti di un certo
lavoro, se sai che se lo intraprendi non andrà bene, allora lascia che
sia un altro ad occuparsene. Questo non vuol dire che tu te ne resti
seduto senza fare niente -trova un altro modo di partecipare.
La
maggior parte di noi si dichiara indipendente, sfortunatamente
facciamo le peggiori interpretazioni di quello che vuol dire essere
‘indipendente’. Facciamo allo stesso modo anche con tutto il resto che
utilizziamo. Il Nagual ci disse che dovremmo fare attenzione alle cose
che proclamiamo di essere.
Come possiamo superare l’abisso che separa uomini e donne nel modo di
vedere e prendere la vita?
‘L’abisso’ è un’interpretazione che descrive esseri che si lanciano
insieme in una grande avventura. Se ci fosse davvero un abisso che
separa uomini e donne nessuno di noi sarebbe stato concepito. I
veggenti propongono che gli uomini e le donne lavorino insieme al di
là del dominio del corteggiamento e della riproduzione, per creare un
nuovo modo di essere.
Una volta si è parlato di controindicazioni nella pratica della
Tensegrità durante la gravidanza. E’ vero?
Riferendosi ai passi della Forma dell’Utero, sì. Florinda Donner-Grau
consiglia di non praticare questi passi durante la gravidanza. Questa
serie è impregnata dall’intento di preparare e risvegliare le funzioni
secondarie dell’utero: l’evoluzione. Non è uno scherzo. Molti dei
passi magici hanno l’obbiettivo di pulire gli organi genitali dalla
sua funzione riproduttiva. Spesso accade che le praticanti iniziano a
mestruare dopo aver praticato ripetutamente la Forma dell’Utero e non
importa che sia o no il momento del loro ciclo; l’utero si pulisce
fisicamente, si lava per un nuovo proposito. La gravidanza non è il
momento giusto per abbandonare le funzioni primarie dell’utero. La
mestruazione, invece si considera un momento poderoso per praticare la
Forma dell’Utero, giacchè l’utero si svuota e aumenta la sua capacità
di organo percettore, è il momento proprizio per nuove percezioni.
Praticare gli altri passi magici che non portano energia direttamente
all’utero è perfettamente accettabile durante la gravidanza. Una mamma
ci disse di aver fatto leggermente dei passi magici del Non-Fare in
gravidanza e mentre li faceva sentì il suo bambino muoversi quando si
muoveva lei.
Potreste darci dei consigli pratici sul come comportarsi con la
propria madre per non cadere nei suoi trucchi ancestrali e smettere di
lottare con lei? E, nello stesso tempo, come prevenire il ripetersi
degli stessi schemi con i propri figli?
Comportati con tua madre e con i tuoi figli come un essere che va a
morire. Può darsi che non li rivedrai mai più. Come ti comporteresti? |